GOVERNO: PALAZZO CHIGI NON TEME UNA CRISI PER 'CASO MASTELLA'
Palazzo Chigi cerca di scrollarsi
penalizza l'azione di governo.
''E' dall'inizio della
legislatura che siamo alle prese con una maggioranza debole
che pero' non ha alternative.
Rispetto all'esigenza di fare e
di governare non c'e' dubbio che gli imprevisti assorbano
tempo ed energie, ma poi tutto si ricompone'', dice uno dei
funzionari che ci tiene all'anonimato.
La sensazione e' che anche il 'caso Mastella' si
sciogliera' positivamente.
Dopo che Romano Prodi ha respinto
ufficialmente le dimissioni del ministro della Giustizia, si
attende solo che quest'ultimo - dopo una fase di riflessione
- ritorni sui suoi passi.
''Anzi - dice con realismo Nicola
Tranfaglia, deputato dei Comunisti italiani - tutto potrebbe
rientrare nella normalita' con qualche punto in piu'
acquisito da Mastella: per esempio, nel dibattito in corso
sulla riforma elettorale''.
Eppure, Palazzo Chigi assomiglia davvero a un bunker.
Se
si mettono in fila gli avvenimenti degli ultimi quindici
giorni, quelli seguiti alla pausa natalizia, si fa fatica a
essere ottimisti: lo scandalo dei rifiuti a Napoli e in
Campania con la probabile condanna da parte dell'Unione
europea; lo stallo dei contratti del pubblico impiego e dei
metalmeccanici sui quali proprio il governo cerca di
intervenire; la verifica di maggioranza in corso chiesta da
Rifondazione e dalla 'cosa rossa'; l'incertezza sul destino
della riforma elettorale di cui discute la Commissione Affari
costituzionali del Senato.
E, per ultime, appena ieri, le
polemiche sulla mancata visita di Benedetto XVI
all'Universita' di Roma che ha costretto l'intero governo e
Fabio Mussi, ministro dell'Universita', a solidarizzare con
il Pontefice.
Le dimissioni di Clemente Mastella sembrano il corollario
di una condizione di perenne emergenza, cui potrebbe
aggiungersi nelle prossime ore il pronunciamento positivo
della Corte costituzionale sul quesito del referendum che
abrogherebbe parti importanti dell'attuale legge elettorale.
La forza di Prodi sta pero' proprio nella sua debolezza:
non ci sono alternative all'attuale maggioranza e anche chi -
come il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che
rientrera' dopodomani dal suo viaggio ufficiale in America
Latina - aveva avanzato nei mesi scorsi ipotesi di governi
istituzionali ha dovuto fare marcia indietro.
In piu', c'e'
il classico gioco del cerino: Lamberto Dini, che al Senato
dispone di tre voti decisivi per il governo con il suo nuovo
gruppo dei Liberaldemocratici, spera che alla fine sara'
Rifondazione ad aprire la crisi di governo; il Prc, invece,
si augura che sara' il centro del centrosinistra - cioe'
proprio Dini - a risolvere il problema del superamento
dell'attuale maggioranza.
Intanto, la crisi politica non la
aprono ne' Dini ne' il Prc.
Mentre il Senato attende di conoscere le comunicazioni di
Chiti sul 'caso Mastella', per ora fa testo il clima di
Montecitorio.
Sia nel dibattito in aula di questa mattina,
sia nelle voci che si accavallano in Transatlantico, nulla fa
temere di essere alla vigilia di una crisi di governo o di un
semplice rimpasto.
Con la sola eccezione di Antonio Di Pietro
e della sua Italia dei Valori, che hanno stigmatizzato le
parole usate da Mastella nei confronti della magistratura
quando ha annunciato le proprie dimissioni (ma il ministro
delle Infrastrutture e quello della Giustizia polemizzano fin
dall'inizio della legislatura), al guardasigilli sono giunti
solo attestati di solidarieta' per il provvedimento emesso
dalla Procura di S.
Maria Capua Vetere di 'arresti
domiciliari' che ha colpito sua moglie Sandra Lonardo,
presidente del Consiglio regionale della Campania, per
''tentata concussione''.
Il Partito democratico, attraverso le voci autorevoli di
Walter Veltroni e Dario Franceschini, segretario e
vicesegretario, si augura che ''Mastella prosegua nel suo
lavoro''.
Franco Giordano, segretario di Rifondazione, non ha
ambiguita' nel dire: ''Le dimissioni del ministro Mastella
non erano dovute.
Noi vorremmo poter investire ancora sul suo
lavoro''.
E aggiunge: ''Il Prc pensa, come sempre, che vada
salvaguardato il principio di autonomia della
magistratura''.
Attestati di solidarieta' a Mastella arrivano pure da
Fabio Mussi (Sinistra democratica) e dai Verdi.
Quindi anche
la 'cosa rossa', che qualche volta ha manifestato piu' di un
mal di pancia per dover subire il rapporto con l'Udeur e il
ministro di Giustizia, non coglie l'occasione per un
definitivo affondo polemico.
A ben guardare, neppure l'opposizione usa toni definitivi.
E' stato infatti lo stesso Silvio Berlusconi a dire: ''Mi
dispiace per Mastella e per sua moglie Sandra.
Rinnovo a
tutti e due l'espressione della piu' convinta e affettuosa
solidarieta'''.
E nell'Aula di Montecitorio gli interventi di
Gianfranco Fini, presidente di An, e di Pierferdinando
Casini, leader dell'Udc, hanno puntato piu' l'indice verso il
comportamento di alcuni settori della magistratura che verso
l'operato del ministro Mastella.
Di qui il preoccupato
comunicato dell'Associazione nazionale magistrati che
''respinge la condanna unanime del Parlamento alla
magistratura''.
Alla fine, avra' ragione il bunker di Palazzo Chigi che si
dice convinto che anche questa volta si tirera' il classico
respiro di sollievo in attesa del prossimo imprevisto?.
gar/leo/lv