UE: CONFERENZA REGIONI, NON SIAMO UNA LOBBY
La Conferenza delle Regioni, tenuta
lavoro di regolazione del fenomeno della rappresentanza di
interessi presso le istituzioni europee'' e si ''apprezza lo
sforzo di rendere trasparente e responsabile il processo
decisionale delle istituzioni comunitarie e in particolare
del Parlamento europeo''.
Considerando pero' la relazione
dell'Onorevole Friedrich, approvata dal Parlamento europeo
l'8 maggio 2008 (e, in particolare il paragrafo 10 della
relazione, ove il Parlamento ''sottolinea tuttavia che le
regioni e i comuni degli Stati membri, come pure i partiti
politici a livello nazionale ed europeo e gli organi cui e'
riconosciuto uno status giuridico dai trattati non rientrano
nell'ambito di queste norme, quando operano conformemente al
ruolo previsto dai trattati ed eseguono compiti loro
attribuiti dagli stessi'').
La Conferenza delle Regioni
esprime preoccupazione per l'assimilazione, anche solo
residuale, dell'attivita' svolta dalle Regioni e dalle
Province autonome a quella dei lobbisti.
La Conferenza ritiene, infatti, che le Regioni e gli Enti
locali, diversamente dai lobbisti privati, rappresentino gli
interessi generali di tutti i cittadini di un determinato
territorio che, con il voto, hanno eletto i loro
rappresentanti pubblici, affidando loro la difesa dei propri
interessi.
La Conferenza non trova, quindi, condivisibile
assimilare Regioni ed Enti locali ai lobbisti privati.
Per
questa ragione, gia' attualmente e sulla base di prerogative
riconosciute alle Regioni e agli Enti locali dalle
Costituzioni di molti Stati membri, molte Regioni ed Enti
locali europei possono, secondo il loro Statuto, intervenire
in modo ben piu' ampio di quanto prevedano i Trattati, per
difendere sul territorio comunitario gli interessi collettivi
pubblici in questione.
Secondo la Costituzione italiana - sottolinea il documento
della Conferenza - le Regioni e le Province autonome
costituiscono la Repubblica, al pari dello Stato, dei Comuni,
delle Province e delle Citta' metropolitane (articolo 114
della Costituzione).
In quanto tali, quindi, le Regioni e le
Province autonome operano sempre e solo esercitando poteri e
competenze costituzionalmente riconosciuti.
Per questi motivi
la Conferenza delle Regioni ''concorda nel ritenere sempre
applicabile alle Regioni e alle Province autonome italiane la
clausola di esclusione prevista nell'ultima frase del
paragrafo 10 della relazione del Parlamento europeo, anche e
soprattutto, da un punto di vista europeo, perche' le Regioni
e le Province autonome sono componenti, nell'ambito della
delegazione italiana, di un'istituzione dell'Unione europea.
La Conferenza invita, quindi, il Parlamento europeo a tener
conto nella fase attuativa che seguira' l'approvazione della
Relazione Friedrich di questa posizione''.
res-rg/mcc/lv