L.ELETTORALE: L'INCOGNITA UDEUR SULL'ASSE VELTRONI-BERLUSCONI (analisi)
Il Pd va avanti sulla bozza Bianco
Verdi, dell'Idv e del Partito socialista non siano cambiati
nel giorno in cui il presidente della Commissione Affari
istituzionali del Senato ha presentato il suo testo-base.
''Io penso che abbiamo a che fare con persone responsabili''
tira dritto Walter Veltroni che non crede alle minacce di far
cadere il governo Prodi.
I ''piccoli' invece sono sicuri
dell'inciucio con il leader di Forza Italia.
Ma l'asse con il Cavaliere c'e' o no?''.
''L'accordo con Berlusconi esiste ed e' per fare una legge
liberticida mandando all'aria l'alleanza dell'Unione che ha
vinto le elezioni'' afferma convinto il capogruppo dell'Udeur
Mauro Fabris, mentre Bianco, che ieri non ha partecipato al
vertice dell'Unione, riceve i capigruppo del Pd, Prc e Sd per
le ultime limature.
''Il nuovo testo-base del presidente Bianco, dal nostro punto
di vista, costituisce un passo indietro rispetto alla
precedente formulazione'' sembra contraddirlo il presidente
dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani.
Intanto
Berlusconi rinuncia all'intervento in aula alla Camera
previsto domani nel dibattito sulla giustizia, introdotto dal
ministro Mastella e il segretario del Pd lo interpreta come
la positiva volonta' di non alimentare la tensione tra i
partiti.
Walter Veltroni crede a Silvio Berlusconi, ma per fare le
riforme - e anche per celebrare un referendum - serve un
governo in carica, altrimenti crolla l'edificio costruito con
determinazione dal sindaco di Roma fin dalla sua candidatura
a segretario del Pd.
''Prodi'', dice il segretario del Pd.
''Meglio di larghe intese'', preferirebbe Berlusconi.
Il
Cavaliere pero', rispetto al suo interlocutore del Pd, non ha
abbandonato un'altra opzione nel cassetto.
Per lui di gran
lunga preferibile, se si trovassero le condizioni.
L'Udeur e' tra le formazioni politiche minori dell'Unione,
l'unica che potrebbe veramente prendere in considerazione il
''ribaltone' pagando trascurabili penalita' elettorali e
ricevendo per contro vantaggi tali da prendere in seria
considerazione l'eventualita' di rompere gli indugi, dopo
tanti annunci, come sta facendo Clemente Mastella in queste
ore.
Il Campanile e' stretto tra una legge elettorale targata
Pd e Fi che cosi' com'e' lo farebbe sparire costringendolo a
confluire in formazioni centriste piu' grandi e il referendum
che gli farebbe perdere qualsiasi potere di interdizione.
Una trattativa con l'antico alleato potrebbe evitare l'una e
l'altro e riportarli entrambi al governo attraverso elezioni
anticipate fatte con le attuali regole, magari con qualche
modifica, in cambio di un congruo numero di deputati e
senatori.
Su questa prospettiva Mastella potrebbe trovare compagni
di strada finora rimasti isolati, come il gruppo del senatore
Dini.
Per Berlusconi vorrebbe dire costringere Gianfranco Fini e
Pier Ferdinando Casini a riallinearsi rapidamente dietro la
sua leadership, dopo il tentativo di succedere o perlomeno di
smarcarsi dal presidente di Forza Italia per guidare in
futuro il centrodestra.
E vorrebbe dire stoppare sul nascere
quelle iniziative legislative del centrosinistra che
risultano cosi' indigeste ad Arcore, come il ddl Gentiloni e
il conflitto d'interessi.
In questa ottica anche la ricerca di una nuova maggioranza
in parlamento per un governo delle riforme esperita dal
Quirinale potrebbe uscirne frustrata dall'indisponibilita'
interessata del Cavaliere.
Quale partita sta giocando Berlusconi: fidarsi o non
fidarsi? E' su questo stretto crinale che si sta muovendo il
segretario del Pd.
Cer/mcc/rob