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DERIVATI: ISAE, ALLARME ENTI LOCALI, POCO TRASPARENTI (RPT)

locali, il cui capitale interessato dalle operazioni in derivati ammontava alla fine del 2007 a 35 miliardi di euro (pari al 38% del debito degli enti territoriali) e riguardavano oltre 550 enti, con una spiccata presenza delle Regioni che coprivano circa il 47% dell'entita' del capitale interessato.
Sono finanziamenti troppo 'frammentati'', ''poco trasparenti'', creano ''debito pubblico e non e' pienamente compresa nella portata e nel rischio'' questa loro carattaristica, e avvengono per lo piu' su mercati ''non regolamentati'', oltre a risultare da contrattazioni private tra le amministrazioni pubbliche e gli istituti finanziari. Lo afferma l'istituto di ricerca Isae, che ha presentato questa mattina il Rapporto sulla 'Finanza Pubblica e Istituzioni', tutto incentrato sui livelli di indebitamento rispetto al target di regioni e province. ''Gli enti locali - si legge nel Rapporto - hanno sottoscritto contratti che hanno permesso di ottenere liquidita' immediata, o di spostare in avanti scadenze debitorie, o comunque rimodulare i flussi finanziari debitori alleggerendo le uscita immediate, trascurando gli effetti a medio e lungo termine''.
L'Isae parla di 'miopia' degli enti lcoali perche' si focalizzano sull'immediato, e difficilmente riescono a percepire ''le effettive conseguenze del contratto, per cui - continua il Rapporto - sono necessarie competenze elevatissime e specifiche che la Pubblica amministrazione spesso non ha''.
Vi sono rischi - prosegue il Rapporto - di una gestione finanziaria che ecceda nella leva dei derivati e dei contratti finanziari complessi con le banche.
Ne potrebbe scature - conclude - una via di creazione del debito pubblico''.
Per l'Isae inoltre attraverso l'uso dei derivati si potrebbe consolidare il legame tra enti locali e banche destianto a durare nel tempo e ad incidere inevitabilemnte e indebitamente sulla sfera dell'autonomia politica''. ram/sam/lv