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AIDS: ESPERTI, IN CARCERE POSITIVO 10% DONNE SOTTOPOSTE A TEST

L'Aids e' un problema sempre piu' al ''European In and Out Project'', dedicato alla diffusione e alla cura della malattia nelle carceri, secondo i quali la percentuale delle donne non tossicodipendenti che risultano sieropositive e' arrivata a toccare il 10% dei detenuti (circa 63%) che hanno accettato di sottoporsi al test. Piu' precisamente - ma i dati, avvertono i clinici, sono in divenire - secondo uno studio effettuato in Spagna, Germania, Scozia, Lombardia per l'Italia, e nel carcere di Odessa per l'Ukraina, su 19.772 detenuti 12.560 hanno accettato di sottoporsi al test per l'HIV e 1.351 (circa il 10,8%) sono risultati positivi.
Le donne erano 1.414, il 7,1% del campione.
Di queste, hanno fatto il test l'80,4%, risultando positive nell'11,1% dei casi.
Ma il dato preoccupante e' che le non tossicodipendenti rivelano percentuali di positivita' superiori almeno 25 volte al dato relativo ai sieropositivi nella popolazione generale. Spiega all'Asca il prof.
Sergio Babudieri, dell'Istituto Malattie Infettive dell'Universita' di Sassari: ''Mentre ci si aspetta il dato di una percentuale di sieropositive del 28,6% fra le tossicodipendenti, sorprende il 15,8% registrato fra donne non tossicodipendenti.
Si tratta, dunque, di soggetti che vivono in situazioni di marginalita' e per i quali il carcere diventa il luogo dove la malattia viene intercettata.
Sono donne per le quali la salute non e' un bene primario perche' vivono al limite della sopravvivenza e il carcere e' l'unico luogo dove possono trovare educazione sanitaria e cure''.
Gli Istituti penitenziari, dunque sarebbero non un amplificatore, ''ma un concentratore di patologia dal momento che ospitano prevalentemente individui appartenenti a strati socio-culturali che , soprattutto durante la permanenza in liberta' meno sentono il bisogno di salute come necessita' primaria''. ''Il penitenziario - spiega Babudieri - per il 17,1% dei pazienti e' l'occasione per iniziare la terapia'' , anche se poi solo il 42,% assume regolarmente i farmaci, non perche' questi non siano disponibili ma perche' tutto e' molto e' affidato alla buona volonta' del paziente.
''Non si ricorda mai abbastanza che la Salute in carcere e' salute pubblica. Protezione della salute all'interno e' anche salute fuori''. Dalla sua identificazione ad oggi l'AIDS ha ucciso nel mondo piu' di 20 milioni di persone e la pandemia, nonostante i fondi erogati e gli sforzi per consentire l'accesso alle terapie antiretrovirali, continua ad espandersi.
Secondo stime UNAIDS alla fine del 2005 erano circa 39 milioni gli adulti ed i bambini affetti dall'infezione, di cui circa la meta' costituita da donne di eta' superiore ai 15 anni.
In Italia la Lombardia e' la regione piu' colpita con un tasso di incidenza del 5,8 su centomila abitanti, seguita dall'Emilia Ronagna, la Liguria, l'Umbria e il Lazio. mpd/sam/ss