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PD: TRA CAMINETTI E COSTITUENTI LA PARTITA E' SUL FUTURO DEL PARTITO

Con il ''caminetto'' di lunedi' prossimo inizia per il Partito Democratico un passaggio cruciale che con l'assemblea costituente di fine mese segnera' in modo determinante il futuro del 'partito nuovo'.
Ad essere anzitutto in gioco e' proprio il ''nuovo''.
Nel senso che dopo il voto delle elezioni politiche in campo si fronteggiano ormai due opposte 'scuole di pensiero': da un lato c'e' chi sollecita una accelerazione che attraverso il radicamento della nuova forma di partito (un po' liberal e un po' british) punta il grosso delle proprie canches ad una trasformazione istituzionale del paese in senso fortemente bipolare.
L'altra 'scuola' raccoglie chi invece vorrebbe -pur non ammettendolo apertamente- recuperare una forma di partito piu' tradizionale per permettere il ritorno in gioco di una sinistra che non pretenda di andare oltre il socialismo (o se si preferisce la socialdemocrazia) per inoltrarsi in un territorio sconosciuto.
In questo secondo caso il progetto implicitamente ha bisogno di un Partito Democratico di tipo diverso, un partito federato che unisca un centro e una sinistra.
Una sinistra in grado di recuperare quella sinistra radicale uscita sconvolta dal recente voto politico.
Una sinistra che cosi' sarebbe anche in grado di radicarsi naturalmente nel Pse e non 'turbare' i rigidi schemi (politici o psicologici?) del socialismo nord europeo.
Corollario istituzionale sarebbe una riforma non piu' bipolarizzata ma ispirata al sistema tedesco, con un proporzionale corretto da una soglia di sbarramento.
Nel primo caso, con il bipolarismo, ci si avvierebbe ad una forma di democrazia neoparlamentare con un governo piu' forte ma con i cittadini arbitri del quadro politico.
Nel secondo caso si resterebbe in una forma di democrazia parlamentare tendenzialmente piu' tradizionale con una scelta 'mediata' dei cittadini che tornerebbero a votare i partiti ai quali (in mancanza di un orientamento di maggioranza molto deciso, quanto improbabile vista la recente esperienza tedesca) spetterebbe in parlamento di trovare i necessari equilibri politici di governo.
La posta in gioco non e' quindi solo l'equilibrio della struttura del Partito Democratico nel dopo voto, se cioe' proseguire con Veltroni o avviare una fase preparatoria al congresso con la nascita di un organo che si affiancherebbe al segretario, ma supera decisamente la dimensione degli organigrammi per investire la natura e il futuro del Partito Democratico e attraverso di esso il futuro del quadro politico e istituzionale del Paese.
In questo complesso gioco, di cui sara' forse piu' decisivo il caminetto rispetto alla Assemblea, non fosse altro che questa sara' animata da oltre duemila persone che in tre giorni poco potranno obbiettivamwente discutere, tutto si concentrera' verso un passaggio da cui (auspicabilmente) potra' uscire una situazione di chiarezza politica che per la sua importanza (in un senso o nell'altro) e' destinata ad incidere anche sull'universo della maggioranza del Pdl e sul futuro del governo, anche se ai piu' potra' non sembrare.
Non e' certo un caso che all'interno del mondo del Pd si stiano definendo e posizionando le aree culturali (altri preferiscono usare il termine di correnti) che non avrebbero ragione di essere se non in vista della predisposizione di strutture politiche la cui natura e' sempre finalizzata ad esprimere e sostenere delle leadership.
E qualcuno pensa anche a partiti che oggi non ci sono.
Ancora.

Approfondimenti:
Ministero della Pubblica Istruzione
Il Governo Italiano
La Camera dei Deputati
Democratici di sinistra