VOTO: SENZA LARGHE INTESE, CON BERLUSCONI GOVERNO D'ESPERIENZA
Gli exit-poll ''vanno presi con le
e' sempre la stessa.
E nessuno, dentro il Palazzo della
politica, si azzarda a ipotizzare ad alta voce scenari
futuri.
Anche perche', al momento - e' bene ribadirlo -
alcune certezze pre-voto potrebbero vacillare.
Ovvero, la
straripante maggioranza del Pdl a Montecitorio, ipotizzata
nelle scorse settimane, prendendo a prestito le prime
proiezioni diffuse, potrebbe ridursi di parecchio.
E allo
stesso modo, il pareggio a Palazzo Madama, ipotizzato in
maniera ricorrente, sembrerebbe allontanarsi.
Anche se, va
rimarcato, il vantaggio del Pdl a livello nazionale, per il
Senato, dovra' essere man mano 'tarato' sulla base delle
singole maggioranze regionali, per via dei premi locali.
Tutto, ancora, e' quindi possibile.
Ed anche lo scenario
della larghe intese - solo ''fantapolitica'' per molti -,
insieme all'ipotesi di un governo di transizione o a termine,
torna adesso alla ribalta.
Magari solo per poche ore, ma i
nomi di Gianni Letta e Mario Draghi, riprendono a circolare.
Comunque al di la' del risultato, la situazione del Paese e'
tale che - come ha rilevato Beppe Pisanu, esponente del Pdl -
non c'e' spazio per comportamenti irragionevole fra
maggioranza e opposizione.
In tutti i casi, per Silvio Berlusconi si tratta di
''ipotesi non realistiche''.
Tanto che il Cavaliere, almeno
pubblicamente, ha sempre rigettato la questione.
Chi vince,
anche per un voto di maggioranza, governa.
Il leader del Pdl,
in linea una volta tanto con il segretario del Pd, Walter
Veltroni, ne' e' assolutamente convinto.
E allora, come sara'
composto, in caso di piena vittoria e di incarico conferito
dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il nuovo governo
Berlusconi? In larga parte, di certo, come il suo vecchio
governo.
Dieta dimagrante a parte, infatti, sul numero dei suoi
componenti, chi siedera' al Cdm sara' scelto anche per la sua
''riconosciuta esperienza'', come ribadito piu' volte dallo
stesso Berlusconi.
Non e' un caso, quindi, che i nomi finora
forniti in prima persona dal candidato premier siano di ex
ministri.
Di ''soliti noti'', come tengono a ribadire i suoi
detrattori.
E quindi, in linea con la Legge Bassanini, disattesa in
questi anni sia da centrodestra che da centrosinistra,
saranno 60 i componenti dell'esecutivo: 12 i ministri a capo
di un dicastero forte (Interni, Esteri, Economia, Difesa,
Attivita' produttive, Giustizia, Politiche agricole,
Infrastrutture-Trasporti, Lavoro-Salute-Politiche sociali,
Istruzione-Ricerca-Universita', Ambiente, Beni e attivita'
culturali), 3 i ministri senza portafoglio.
Tolti dal conto
Berlusconi e Gianni Letta, che dovrebbe entrarvi come
vicepremier e non piu' come sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, la lista di viceministri e sottosegretari si
dovrebbe fermare a quota 43.
Altro dato certo la rappresentanza di genere: 8 ministri
saranno uomini, 4 le donne.
Tra queste, tornera' a siedere al
Cdm Stefania Prestigiacomo.
Sui nomi delle altre tre, finora
e' solo gossip.
I 'bene informati', comunque, puntano su Mara
Carfagna, Mariastella Gelmini, Adriana Poli Bortone, Giulia
Bongiorno (per lei si ipotizza il ruolo di Guardasigilli).
Sul fronte uomini, confermati, per voce del Cavaliere, Giulio
Tremonti all'Economia e Lucio Stanca all'Innovazione
tecnologica.
Per il resto della formazione, lo schema piu'
accreditato, stando a quanto riferiscono la maggior parte
degli addetti ai lavori, potrebbe essere questo: Renato
Schifani (Interni), Franco Frattini (Esteri), Altero Matteoli
(Ambiente), Gianni Alemanno (Politiche agricole), Ignazio La
Russa (Difesa), Pietro Lunardi (Infrastrutture).
Sul fronte
Lega, verso una riconferma al Welfare per Roberto Maroni,
mentre si dovra' attendere la decisione di Umberto Bossi per
sapere chi, tra lui e Roberto Calderoli, dovra' promuovere le
Riforme.
Sul versante parlamentare, Giuseppe Pisanu dovrebbe
diventare presidente del Senato, mentre il leader di An,
Gianfranco Fini, potrebbe ricoprire lo stesso ruolo alla
Camera.
vlm/cls/bra