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CONTRATTI: ANCORA UNA GIORNATA DI POLEMICHE SULLA RIFORMA

Ancora una giornata di polemiche dura e' quella del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che proprio oggi ha lasciato virtualmente la poltrona di Viale dell'Astronomia ad Emma Marcegaglia: ''I sindacati - ha detto - in 4 anni non sono riusciti a trovare il modo di tutelare i lavoratori in fabbrica, non raggiungendo l'accordo sulla riforma dei contratti''.
Gli ha risposto, a stretto giro di posta, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che ha invitato gli imprenditori ad avere pazienza ''altrimenti si rischia di avere un atteggiamento speculare a chi non vuole fare niente''.
Evidente il riferimento alla Cgil, che ieri di fatto ha bloccato il negoziato, aspettando magari l'esito delle elezioni e l'arrivo ufficiale (il 21 maggio) della Marcegaglia alla guida della Confederazione degli industriali privati.
Le posizioni sulla riforma della contrattazione sono molteplici e variegate.
Proprio oggi il leader del Pd, Walter Veltroni, ha rilanciato la contrattazione di secondo livello per incentivare la produttivita'.
Il patron della Geox, Mario Moretti Polegato, ha sostenuto che gli aumenti unilaterali da parte delle aziende sono ''la soluzione migliore''.
In realta', pur con posizione articolate, anche Cgil, Cisl e Uil sono concordi nel rivedere la struttura della contrattazione e soprattutto nell'aggiornare l'accordo sulla politica dei redditi del 23 luglio del '93.
Ma gli obiettivi prioritari sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e di qualita' del lavoro dei lavoratori, unitamente alla competitivita' ed alla produttivita' delle imprese italiane.
Questi due grandi obiettivi vanno perseguiti su due terreni di impegno tra loro ''complementari ed interdipendenti'': un quadro generale (su cui e' il governo a doversi impegnare) che garantisca il welfare, prezzi e tariffe, un fisco equo e solidale, la riduzione della pressione fiscale; il quadro contrattuale confermato su due livelli, nazionale e decentrato (aziendale o territoriale).
Anche la Cgil, ferma sulla centralita' del Ccnl, ha piu' volte ribadito l'opportunita' di rafforzare la contrattazione di secondo livello.
Tuttavia, molte spinte, anche durante questa campagna elettorale, tendono ad un ridimensionamento delle specificita', comprese quindi tutele e garanzie, del contratto nazionale, a beneficio della contrattazione articolata.
Da qui, lo stop della Cgil ma anche la cautela della Cisl, da sempre favorevole al secondo livello, fermi pero' restando i diritti.
Sulla riforma della contrattazione si giochera' la partita piu' grande della coesione sociale del paese.
Spinte a diversificare i vari contratti sarebbero deleterie sul piano della pace sindacale, se e' vero che l'obiettivo di Cgil, Cisl e Uil resta quello di un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati. rf/mcc/alf