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BERLUSCONI: TONO DA STATISTA SENZA 'EFFETTI SPECIALI'

Chi si aspettava un Silvio Berlusconi programmatiche del presidente del Consiglio rese oggi alla Camera, infatti, sono state tutte improntate al realismo e tese non a suscitare il contrasto delle opposizioni, ma una loro partecipazione, senza 'inciuci' ma con una chiara distinzione dei ruoli, alla costruzione di un nuovo Stato, di una nuova societa'. Quindi, nei 28 minuti del suo discorso, interrotto da 25 applausi, nessun passaggio mirabolante, ma un tono asciutto, pacato, di un premier che vuole assurgere al ruolo di statista, che vuole caratterizzare il suo mandato facendo 'crescere' tutta l'Italia.
E proprio sul significato di 'crescere' Berlusconi ha incentrato il suo discorso alle Camere, che si puo' definire un vero e proprio 'credo laico'. ''La crescita - ha sottolineato il presidente del Consiglio - non e' solo un parametro economico, e' un metro di misura del progresso civile di una nazione.
Crescere non significa soltanto produrre piu' ricchezza e mettersi in condizione di redistribuirla meglio attraverso quel circolo virtuoso di responsabilita' e di liberta' che un mercato ben regolato puo' garantire''.
Crescere - ha sottolineato - significa anche rilanciare il Paese e i suoi talenti, significa formate nuove generazioni di lavoratori altamente qualificati, significa dare una 'frustata' vitale alla ricerca e all'istruzione, significa ricominciare a padroneggiare il proprio destino senza lasciare indietro nessuno''. E quindi ''crescere'' significa ''ascoltare il grido di dolore che si leva dal nord'' e 'promuovere il Sud'' considerandolo ''una formidabile risorsa per lo sviluppo'', significa ''rinnovare il paesaggio delle nostre infrastrutture'', ''promuovere la famiglia come nucleo di spinta dell'intera organizzazione sociale''.
E ''solo un Paese in crescita, che dia segnali chiari di uno slancio e di un metodo nuovo per affermare la sua presenza sulla scena mondiale''. E' stato un Berlusconi dialogante che ha preso atto che nel Paese e nel Parlamento ''si respira un nuovo clima''; ''la parte maggiore dell'opposizione ha creato'' un ''gabinetto ombra di tradizione anglosassone''; questo ''puo' essere d'aiuto nel fissare i termini della discussione, del dissenso e delle eventuali convergenze parlamentari, in particolare sulle urgenti e ben note modifiche da apportare al funzionamento del sistema politico e costituzionale. L'aspirazione generale e' che un confronto di idee e di interessi anche severo, anche rigoroso, non generi nuove risse ma una consultazione alla luce del sole, un dialogo concreto e trasparente, e poi scelte e decisioni ferme che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese''. Ed il Berlusconi dialogante si e' visto soprattutto laddove ha toccato i temi di politica estera, che non vedono una divergenza significatica rispetto alle linee del governo Prodi, soprattutto nel Medio Oriente.
''E' nostro vitale interesse - ha detto il premier - ridurre i focolai di tensione in Medio Oriente e contribuire alla piu' strenua difesa dell'esistenza e dell'identita' storica di Israele, il cui diritto alla pace si specchia nel diritto indiscutibile dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente e di una democrazia capace di sradicare ogni forma di intolleranza fondamentalista e di violenza''.
Il Berlusconi IV, quindi, si presenta totalmente diverso rispetto ai tre che lo hanno preceduto, nella consapevolezza, forse, dei difficili momenti che il Paese stra attraversando e dai quali puo' uscire con il concorso di tutti. leo/cam/bra