BERLUSCONI/RIFORME: DETTATE DA VOTO E CONDIVISE IN PARLAMENTO (SCHEDA)
Sono stati gli elettori italiani ad
risultato, quello del voto politico, che ha reso ''piu'
chiaro, piu' efficiente e controllabile il governo del
Paese''.
Ora, dopo le 'indicazioni' venute dai cittadini,
tocca al Parlamento realizzare il progetto delle modifiche
istituzionali e gli auspici, in questa direzione, sembrano
essere buoni.
Modifiche che sono, dopo la ''lunga fase'' di
divisione del passato, ''sostanzialmente condivise da una
larga maggioranza in questo Parlamento''.
Silvio Berlusconi
affronta in questi termini, nel suo intervento programmatico
alla Camera, il delicato tema delle riforme.
Il premier non ha dubbi, ''la riforma dettata dal voto di
aprile ha lineamenti che ai miei occhi, e non solo ai miei
occhi risultano chiarissimi''.
Gli elettori, sottolinea,
''hanno ridotto drasticamente'' la frammentazione politica e
hanno scelto ''con nettezza'' una maggioranza di governo e
una opposizione, ''ciascuna con le proprie idee e passioni,
ciascuna con la propria leadership''.
Il voto, e' certo il
premier, ''e' stato un messaggio univoco alla classe
dirigente, e' stata la prima grande riforma di tante altre
che sono necessarie''.
Gli italiani hanno chiesto di far
funzionare le istituzioni della Repubblica, ''ci hanno
ordinato'' di ridurre ''l'area della vanita' e della
cosiddetta visibilita' della politica dei partiti'', di
''realizzare in fretta quanto promesso''.
L'elenco delle modifiche istituzionali da apportare ''e'
noto'', sostiene Berlusconi affermando che ''un lavoro
comune'' di definizione legislativa ''e' stato gia'
fruttuosamente compiuto''.
Nell'elenco di Berlusconi e'
compreso, tra l'altro, il rafforzamento dei poteri
dell'esecutivo e della sua guida, ''contestuale a un robusto
incremento della capacita' di controllo delle assemblee
elettive, anche attraverso modifiche dei regolamenti
parlamentari''.
Ancora, la diminuzione sensibile del numero
degli eletti e la definizione di compiti diversi per le due
Camere; un assetto federalista dello Stato che superi le
difficolta' incontrate con al riforma del Titolo V della
Costituzione; una riconsiderazione attenta e condivisa della
legge elettorale, ''anche nella prospettiva del referendum
pendente per la prossima primavera''.
Berlusconi non
dimentica, parlando di riforme, di citare il federalismo
fiscale.
Far crescere il Paese vuol dire, fra l'altro,
''incentivare forme di autogoverno federalista indispensabili
a un'evoluzione unitaria della Repubblica, a partire dal
federalsimo fiscale solidale''.
Su tutto questo, assicura Berlusconi, ''noi siamo a
disposizione, noi siamo pronti.
Il dialogo puo' e deve
cominciare da subito, non appena il governo sara' nel pieno
possesso delle sue attribuzioni, all'indomani del voto di
fiducia''.
Nessuno, conclude, ''deve sentirsi escluso''.
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