UE/LISBONA: ''NO'' IRLANDESE AL TRATTATO APRE UNA NUOVA CRISI (IL PUNTO)
Salta il Trattato di Lisbona e
l'Unione europea affronta una nuova crisi.
La vittoria dei
'no' al referendum irlandese sull'adozione dell'accordo, che
sostituisce la Costituzione bocciata da Francia e Olanda nel
2005, costringerebbe la Ue, come da regolamento, a rinunciare
al Trattato gia' adottato da 18 paesi su 27 (Romania,
Ungheria, Malta, Francia, Polonia, Slovacchia, Portogallo,
Austria, Danimarca, Slovenia, Bulgaria, Lettonia, Lituania,
Germania, Lussemburgo, Estonia, Finlandia, Grecia).
Il presidente della Commissione europea, Jose' Manuel
Barroso, ha detto che comunque i processi di ratifica devono
continuare, una posizione espressa anche da Francia e
Germania, in un comunicato congiunto dei governo di Parigi e
Berlino, dalla Gran Bretagna e dall'Italia, il cui ministro
degli esteri, Franco Frattini, ha sottolineato come il
processo di integrazione europea non possa fermarsi.
Su
questo punto, tuttavia, la maggioranza italiana sembra
dividersi: alcuni esponenti della Lega Nord, come l'ex
ministro Castelli, hanno espresso soddisfazione per il voto
irlandese, al punto che il presidente della Camera Fini ha
chiesto al governo di riferire alla Camera.
Il presidente della repubblica Napolitano ha chiesto ''una
scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente
sviluppo alla costruzione europea, lasciandone fuori chi
nonostante impegni solennemente sottoscritti minaccia di
bloccarla''.
Su tre milioni di aventi diritto al voto, in
Irlanda solo il 40% e' andata alle urne e il 53% ha detto no:
numeri che hanno consegnato nelle mani di poco meno di un
milione di persone il destino dei 500 milioni di cittadini
dei 27 Stati membri.
Eppure le avevano provate tutte i promotori del 'si'' al
Trattato che riforma la Ue.
Soprattutto, avevano cercato di
mandare un messaggio distensivo a tutti coloro che, vittime
di una martellante propaganda del comitato per il 'no' -
formato da un'eterogenea coalizione di antieuropeisti,
antiabortisti e pacifisti - si dicevano preoccupati per le
conseguenze del nuovo accordo.
Affossato, piu' che altro,
dalla quasi totale ignoranza su contenuti e conseguenze delle
350 pagine di cui si compone e che lo stesso premier
irlandese, Brian Cowen ha candidamente ammesso di non aver
letto (''Ma solo perche' sapevo gia' che cosa c'e' scritto''
si e' giustificato).
Non e' la prima volta che l'Irlanda sconvolge gli
equilibri dell'Unione.
Risale al 2001 la bocciatura del
Trattato di Nizza, poi approvato l'anno successivo.
Ma basto'
quel 'no' a mandare in tilt l'idea di Europa.
Una prima occasione per tastare le intenzioni dei diversi
governi di fronte a questa nuova crisi sara' il prossimo
Consiglio europeo, in programma il 19 e 20 giugno.
Ma
tocchera' soprattutto alla Francia fare i conti con questa
patata bollente.
Il paese, che dal primo luglio assumera' la
presidenza di turno dell'Ue, ha gia' annunciato, con il
ministro degli Esteri Jean Pierre Jouyet, che ''la cosa piu'
importante e' che il processo di ratifica deve continuare
negli altri paesi e poi vedremo con gli irlandesi che tipo di
aggiustamento legale puo' essere trovato''.
Anche se il suo
primo ministro, Francois Fillon aveva detto solo ieri che
''il 'no' degli irlandesi'' sarebbe equivalso alla ''fine del
Trattato di Lisbona''.
Trattato che prevede una maggiore integrazione e un
miglior sistema di governo dell'Ue.
Riduce le materie da
approvare all'unanimita' e assume la formula della doppia
maggioranza per adottare le leggi.
Inoltre, raggruppa gli strumenti di politica estera Ue, con
l'obiettivo di potenziare il ruolo dell'Europa nel mondo.
L'Irlanda e' l'unico paese ad aver indetto un referendum
per approvarlo.
I diciotto Stati membri che hanno detto Si'
al nuovo accordo lo hanno fatto per via
governativo-parlamentare.
Approfondimenti:
Il sito Europa
Il sito dell'Eliseo
Il Governo Italiano
Il Quirinale