INTERCETTAZIONI: DI PIETRO.
NORME ILLOGICHE E CONTROPRODUCENTI
''Il Governo ha violentato una norma
necessaria ai magistrati.
La proposta varata dal Cdm e' solo
una parziale marcia indietro rispetto agli annunci dei giorni
scorsi, ed e' grave''.
E' quanto dichiara il leader dell'Italia dei Valori,
Antonio Di Pietro dal suo Blog: ''[link]''.
''Alcune disposizioni sono illogiche -prosegue-
contraddittorie e controproducenti.
Di fatto rendono piu'
difficile un'intercettazione che e' doverosa per la
magistratura e necessaria per contrastare la criminalita'''.
''Ecco -spiega Di Pietro- alcune perle: 1) Il Governo
intende limitare l'intercettazione ai reati da dieci anni in
su e quindi rimangono fuori fattispecie di reato come il
falso in bilancio, l'evasione fiscale, i reati societari in
genere e la truffa aggravata ai danni dello Stato.
Insomma
proprio i reati tipici della 'casta'.
Non si capisce la
ragione di questo o meglio la si capisce benissimo.
E' stata
tolta ai magistrati la possibilita' di intercettare proprio
per quei cinque, sei reati limitati alla solita categoria di
persone molto vicina agli interessi del Cavaliere.
2) Per il Governo, l' intercettazione deve essere
autorizzata da ben tre giudici, collegialmente.
Noi
dell'Italia dei Valori non condividiamo questa impostazione.
Infatti la proposta e' incongruente rispetto al fatto che
attualmente nell'ordinamento giudiziario e' previsto il
giudice unico per decisioni finali, come la sentenza.
Abbiamo, dunque, da una parte il giudice unico che puo'
decidere la condanna definitiva di una persona, dall'altra
occorrono ben tre giudici anche per attivare le indagini
preliminari.
Soprattutto non siamo d'accordo perche' quando
si prendono decisioni che aumentano il lavoro dei magistrati
bisogna anche creare le strutture e le condizioni che le
supportano.
Con lo stesso numero di giudici, con lo stesso numero di
procedimenti in corso, ma senza riforme in ordine
all'accelerazione dei processi, si finisce per imporre un
alto carico di lavoro.
Per cui, giorno dopo giorno, le stesse
persone hanno un maggior numero di lavoro e i processi
rallentano ancora di piu' invece di essere abbreviati''.
Approfondimenti:
Di Pietro
Il Governo Italiano