INTERCETTAZIONI: AUMENTATA PENA GIORNALISTI MA NO MISURE CAUTELARI
Nessun rischio carcere per i
giornalisti che dovessero pubblicare starlci di
intercettazioni telefoniche disposte dalla magistratura.
Lo
chiarisce il comunicato di Palazzo Chigi emesso al termine
del Consiglio dei Ministri.
Il provvedimento tra l'altro, spiega il comunicato, tiene
in considerazione il diritto alla riservatezza tutelato
dall'articolo 15 della Costituzione e i principi affermati
dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, secondo cui la
legge dello Stato deve garantire un'adeguata protezione della
privacy, attraverso la definizione delle categorie di persone
assoggettabili a intercettazioni e la natura dei reati;
l'individuazione di un termine massimo per la durata delle
intercettazioni e la tutela degli interlocutori che siano
stati causalmente intercettati.
Si riconosce altresi' la
responsabilita' amministrativa della testata giornalistica
intesa come soggetto giuridico.
Il disegno di legge prevede, infine, la pena della
reclusione fino a cinque anni per chi utilizza o rivela le
intercettazioni o altre notizie coperte da segreto, avendo
conoscenza qualificata degli atti del procedimento penale, e
l'aumento della pena per il giornalista che pubblica
arbitrariamente, anche per riassunto, le intercettazioni di
cui e' vietata la pubblicazione: arresto da uno a tre anni e
sanzione da 500 a 1.032 euro.
Come e' noto, in questo caso,
non e' possibile applicare alcuna misura cautelare, neppure
interdittiva.
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