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ELEZIONI: MONS.
ALBANESI, CATTOLICI IMPREPARATI E CONFUSI


Il mondo cattolico sta affrontando la critica viene da mons.
Vinicio Albanesi, tra i fondatori della Comunita' di Capodarco ed ascoltato commentatore di fatti cattolici italiani. Tutto, secondo il sacerdote, raggiunto dall'ASCA, trae le sue radici dalla fine della Prima Repubblica e dallo sgretolarsi degli equilibri, comunque, assicurati dalla Dc. ''Da allora, dobbiamo ammetterlo con franchezza - sostiene - il mondo cattolico italiano ha fatto fatica a elaborare una analisi seria dei cambiamenti in atto, facendo, anzi, quasi finta di nulla ed oggi se ne vedono le conseguenze con la morte del partito dei cattolici ma soprattutto con la mancanza di orientamenti ed indirizzi univochi''. Mons.
Albanesi non sembra neppure convinto della bonta' del mantenimento di una sigla (leggi Udc) ben connotabile per la sua identita' cattolica, ne' per un esperimento come quello di Giuliano Ferrara.
''Che Ferrara dica che Berlusconi e' cattolico ma che non si occupa dei temi della vita la dice lunga sulla strumentalita' di certe posizioni mentre non si puo' dire certo che il partito di Casini, che ha la sua forza in Sicilia, visti gli ultimi fatti di cronaca, sia un esempio di coerenza di fede...''.
Anche le cosiddette ''ingerenze'' della gerarchia della Cei, per Albanesi, ''sono contraddistinte da un certo ondeggiamento'' perche' non pongono con lo stesso vigore questioni centrali come la vita, la dignita' dell'uomo, il lavoro, l'immigrazione...
''Non e' un caso poi - e' la sua riflessione - che l'Osservatore Romano abbia operato un inusuale 'distinguo' tra Santa Sede e Chiesa italiana sui fatti legati alla politica italiana''. Infine, una considerazione sul laicato cattolico, ridotto, conclude mons.
Albanesi, ''all'irrilevanza anche all'interno della Chiesa e ai margini di un Progetto culturale solo antropologico e dove, per potersi esprimere, occorre avere il 'pedigree' della Cei su ogni argomento''. gc/cam/rob