IRAN: VERSO IL VOTO DI VENERDI', IL REGIME TEME L'ASTENSIONE
Iran al voto con i suoi leader
repressione che ha impedito una vera campagna elettorale.
I
riformisti hanno piu' volte espresso la loro rabbia per il
veto posto su centinaia di loro candidati al nuovo
parlamento, accusati di eccessiva vicinanza all'odiato mondo
occidentale.
Il leader supremo religioso, l'Ayatollah Ali
Khamenei, ha chiesto agli iraniani di partecipare alle
elezioni, aggiungendo pero' che non si dovrebbero scegliere
candidati che in qualche modo sposano le teorie dei nemici
dell'Iran.
Anche il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha
sottolineato la necessita' di mostrare una grande
partecipazione, dicendosi sicuro del fatto che ''ancora una
volta il popolo iraniano sapra' svolgere il suo ruolo''.
Il voto ci sara' venerdi' 14 marzo, con la campagna che si
chiudera' domani sera dopo una settimana nella quale le
autorita' hanno cercato di minimizzare le divisioni nel
tentativo di mostrare unita' nazionale.
Ma i toni si sono
fatti piu' accesi negli ultimi giorni in seguito agli
attacchi dei conservatori a due leader riformisti che hanno
concesso un'intervista ad una emittente iraniana con base
negli Stati Uniti ed hanno incontrato l'ambasciatore tedesco
a Tehran.
Il regime teme di ripetere il deludente risultato delle
precedenti elezioni, quando solo il 51,2% della popolazione
si reco' alle urne, segnando il peggiore risultato di sempre
della Repubblica Islamica.
In corsa ci sono quattro
coalizioni principali, frutto della divisione in fazioni che
ha caratterizzato da sempre la scena politica locale.
I
conservatori sono divisi in due liste, una delle quali e' un
po' meno entusiasta dell'altra per i risultati ottenuti da
Ahmadinejad.
I riformisti sono rappresentati da una
coalizione ispirata dall'ex presidente Mohammad Khatami e dal
Partito della Confidenza Nazionale dell'ambizioso leader
religioso Mehdi Karroubi.
Ad aumentare la confusione c'e' il fatto che i candidati
possono essere inseriti in piu' liste e i conservatori si
ritrovano quasi sempre in tutte e due le liste in cui e'
divisa la coalizione.
Grazie al veto posto su molti dei loro
candidati, i riformisti possono sperare di ottenere meno
della meta' dei 290 seggi disponibili, lasciando fin d'ora
una vittoria di fatto ai sostenitori della linea dura.
(Piu'Europa).
uda