INTERCETTAZIONI: GHEDINI, PUBBLICAZIONE RESTERA' ''CONTRAVVENZIONE''
Se le ultime indiscrezioni sul
disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche saranno
confermate, le pene per i giornalisti che pubblicheranno atti
di inchiesta cambieranno solo parzialmente rispetto
all'attuale sistema.
Il consigliere giuridico del Pdl Nicolo'
Ghedini ha spiegato che si passera' dagli attuali 6 mesi ''a
uno, due o massimo tre anni''.
Attualmente l'articolo 684 del
codice penale punisce come ''contravvenzione'' (e non come
delitto) la ''pubblicazione arbitraria di un procedimento
penale'': si rischiano fino a sei mesi di carcere o una
ammenda di duecentocinquanta euro.
Il meccanismo
dell'oblazione, pero', consente gia' oggi di evitare il
carcere pagando la sola ammenda: in questo modo il reato
viene cancellato anche dalla fedina penale e non costituisce
un precedente.
Se l'impianto dell'articolo 684 restera' invariato,
l'oblazione dovrebbe evitare il rischio concreto della
carcerazione.
Saranno pero' piu' strette le maglie di quel
che si puo' pubblicare senza rischiare neppure questa
''multa''.
Oggi, l'articolo 114 del codice di procedura
penale, permette di pubblicare almeno il sunto o parzialmente
gli atti, fino all'udienza preliminare.
Domani (se il ddl
confermera' l'impianto del testo Mastella, cosi' come
spiegano dal Pdl) sara' vietata anche la pubblicazione
''parziale o per sunto''.
Approfondimenti:
Il sito del Governo