GIORNALISTI: SCENDERE IN CAMPO E TORNARE AL MESTIERE (ANALISI)
In questo inizio 2008
dall'emergenza rifiuti e da una situazione politica che e'
poco definire sfibrante, e' sacrosanto che tutto e tutti
vengano messi e si mettano in discussione e sempre piu'
pressante si faccia la voglia di cambiare e di innovare.
Tanto piu' da parte di quelle categorie, come i giornalisti,
che oltre a realizzare prodotti editoriali, la tradizione
vuole che svolgano una funzione di collegamento e di verifica
fra i bisogni della gente e i poteri e le istituzioni che
gestiscono la societa' .
Anziche' alimentare sterili polemiche sarebbe opportuno
prendere il ''Vaffa Day'' contro la casta dei giornalisti,
che Beppe Grillo sta organizzando per il 25 aprile, per
sottolineare l'ingerenza della politica nell'informazione,
come una ''boa'' per svoltare, per tornare ad essere
quell'indispensabile pungolo per chi amministra tanto la
politica che l'economia nell'interesse sia del singolo, sia
della collettivita'.
E' un dato oggettivo che i nostri giornali-quotidiani da
tempo sembrano aver abdicato alla funzione politica di
portatori d'idee e di difensori delle istanze della gente per
diventare un contenitore di notizie, magari sempre piu'
bello e attraente per la pubblicita', ma senza anima.
Quell'anima ''giornalistica'' che subito ci ricorda il
Montanelli de ''Il Corriere della Sera'' o lo Scalfari di
''La Repubblica'', che in prima persona e con le loro
cronache-inchiesta , piuttosto che con saccenti editoriali o
interviste asettiche come e' l'odierna abitudine, hanno
certamente contribuito a formare in parte la coscienza dei
cittadini della loro e della nostra epoca.
Oggi la gente sente la necessita' non tanto di essere
informata, perche' l'offerta non e' mai stata cosi'
abbondante, quanto di essere rappresentata nei suoi bisogni
sia verso chi li amministra, sia verso gli stessi opinion
leader, perche' piu' e' vasta la condivisione di alcune
istanze piu' e' facile che vengano accolte.
Se e' giusto, anzi doveroso impegnarsi per utilizzare
meglio le risorse tecnologiche, non meno importante e' saper
riconquistare il peso e il ruolo della professione
giornalistica nella cosiddetta societa' dei nuovi media, come
tutte le varie forme di tv e Internet, che rendono piu'
facile il condizionamento della gente da parte dei cosiddetti
poteri e delle istituzioni.
E non deve stupire che il
Presidente della Camera, Luciano Violante, bacchetti
soprattutto i TG per la percezione di insicurezza dei
cittadini alimentata dall'insistente cronaca di stupri,
violenze, omicidi e spaccio di droga.
Altrettanto hanno
ragione i vari direttori a difendere la loro liberta' di
raccontare cio' che accade nella societa'.
Ma forse il mestiere del giornalista dovrebbe andare oltre
la semplice cronaca, non limitarsi a fotografare o a
commentare i fatti, ma in un certo senso immergersi e offrire
oltre i dati degli eventi anche una sorta di piu' allargata
interpretazione nel contesto sociale in cui avvengono.
Un po'
come ha fatto il Direttore di ''La Repubblica'' Ezio Mauro
che in occasione di due enormi eventi locali, ma emblematici
a livello nazionale, come l'emergenza rifiuti di Napoli e la
strage alla ThyssenKrupp a Torino, e' sceso dal ''podio'' e
ha messo la sua autorevole firma a due avvincenti articoli su
grandi questioni come il riciclo dei rifiuti e le morti sul
lavoro sulle quali occorre tanto l'impegno degli
amministratori quanto quello degli stessi cittadini.
C'e' da augurarsi che anche altri, dai direttori ai
redattori, seguano la strada indicata da Ezio Mauro, ossia di
scendere in campo e tornare tutto sommato semplici
giornalisti, al pieno servizio dell'opinione pubblica.
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