PONTE STRETTO: I NODI ANCORA DA SCIOGLIERE (IL PUNTO)
Entro la meta' del 2010, i lavori per
la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina dovranno
avere inizio: ''e' un obbiettivo impegnativo, ma
realistico'', ha voluto sottolineare oggi il presidente
dell'ANAS, Pietro Ciucci.
Ma a due anni dalla posa della
prima pietra molti tasselli del complesso mosaico restano
ancora indefiniti.
Il primo nodo e' quello finanziario.
Il volano del
finanziamento sarebbe dovuto essere la capitalizzazione di
Fintecna di un miliardo e mezzo di Euro che, gia' stornata
dal Governo Prodi, e' stata definitivamente destinata
dall'attuale Governo alla copertura del provvedimento
sull'ICI.
Sta ora al Ministro dell'economia, in
collaborazione con quello delle infrastrutture, identificare,
all'interno di un bilancio dello Stato che richiedera' tagli
di spesa su tutti i fronti, le risorse da destinare
all'opera.
E la soluzione dovra' essere trovata rapidamente,
poiche', per giungere alla posa della prima pietra entro la
prima meta' del 2010, dovra' essere affidato l'incarico ad
Impregilo, che gia' a suo tempo aveva vinto la gara, entro
l'inizio del prossimo anno, cosi' da rendere possibile la
presentazione del progetto definitivo.
Che costituisce il
secondo nodo.
Lo stesso Ciucci afferma che sul ponte non c'e' molto da
discutere: la struttura e' quella ed e' gia' ben definita; ha
superato mille esami e da' tutte le necessarie garanzie sotto
ogni profilo, non ultimo quello dell'impatto ambientale.
Diverso discorso vale per le opere a terra, che valgono
comunque un terzo dell'investimento complessivo (1,6 miliardi
di Euro su circa cinque, alle valutazioni di due anni fa).
Si
tratta di svincoli, collegamenti stradali e autostradali,
snodi ferroviari ecc., che dovranno necessariamente passare
al vaglio delle rappresentanze locali, con un faticoso
confronto, che comincera' gia' nei prossimi mesi.
Non sara'
una seconda TAV, assicura Ciucci, ma certo non sara' neanche
facile ottenere largo consenso su lavori destinati a mutare
profondamente territorio, abitudini e stili di vita e che,
presumibilmente, non saranno di breve durata.
Un adeguato
piano di comunicazione, teso ad informare le popolazioni
circa gli innegabili vantaggi che il ponte rechera' in
termini di sviluppo, benessere, occupazione, crescita
tecnologica, giovera' sicuramente allo scopo, ma sara'
probabilmente necessario anche che a un certo punto venga il
momento decisionale perche' - come dice lo stesso Ciucci -
''chi urla di piu' non puo' sempre avere ragione''.
Resta, infine, il nodo dei collegamenti e della
infrastrutturazione delle aree di riferimento.
Per quanto
riguarda i collegamenti stradali, sul versante calabrese il
problema dovrebbe giungere a soluzione con il completamento
del rinnovo della Salerno-Reggio Calabria, previsto assai
prima della possibile inaugurazione del Ponte.
Esistono, poi,
progetti per lo sviluppo della strada ionica.
Per quanto riguarda la Sicilia, i programmi autostradali sono
in grado di essere adeguati alle nuove esigenze durante gli
otto anni di costruzione del ponte.
Diverso il discorso per le ferrovie.
Il ponte dovra'
necessariamente avere caratteristiche di alta velocita'
ferroviaria, ma non sembra ad oggi possibile che l'alta
velocita' possa negli anni a venire giungere fino in Calabria
ed ancor meno in Sicilia.
Qualche studio venne fatto a suo
tempo da parte delle Ferrovie dello Stato, ma fu rapidamente
accantonato per l'elevatissimo costo e la scarsa possibilita'
di remunerazione.
L'alta velocita' del ponte rischia percio'
di sboccare su reti, seppure talvolta rinnovate ed
elettrificate, prevalentemente a binario unico.
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