L.ELETTORALE: PD AL BIVIO TRA GOVERNABILITA' ATTUALE E FUTURA
Fiato sospeso nei palazzi della
legge elettorale, mercoledi' prossimo al Senato.
Nella ricerca di una sintesi che, come avverte il leader
del Pd Walter Veltroni, non potra' comunque accontentare
tutti, proporzionalisti del Pd compresi.
La posta in gioco e' ben diversa nei due schieramenti.
Mentre una frattura tra i partiti di opposizione sul
meccanismo di voto non farebbe che aggravare il gelo gia'
calato nei rapporti tra Berlusconi, Fini e Casini, in alcune
componenti della maggioranza aumenterebbe la tentazione di
staccare la spina al governo per tornare a votare con la
legge attuale per evitare il peggio, con il partito
Democratico ago della bilancia nel determinare i destini di
Romano Prodi.
Una possibilita' che il segretario non puo' non
mettere in conto.
Per ora sembra reggere l'accordo trasversale avallato dai
segretari di Fi, Pd, Prc e Udc sul modello delineato dalla
bozza Bianco e opportunamente emendato con quanto uscira'
dalla trattativa sulle circoscrizioni (numero e dimensioni),
sul voto unico o disgiunto, l'eventuale 'premietto' di
maggioranza e il recupero degli scarti (nazionale o
circoscrizionale?).
Veltroni da Bologna e Franco Frattini
dalla festa sulla neve di Fi a Roccaraso, annunciano in
serata quasi all'unisono che l'accordo e' vicino.
E i
'piccoli' tornano a sentire puzza di bruciato.
Il 'patto a 4' sulla bozza Bianco, ritenuta troppo
favorevole ai partiti maggiori, agita le acque delle
formazioni minori della maggioranza.
Lunedi' si incontreranno
capigruppo e segretari dell'Unione nel tentativo di trovare
una quadra collegiale, prima della definizione della proposta
e nel frattempo si alzano i toni del confronto: primo
interlocutore il Pd.
Udeur e Idv dicono 'a questo punto
meglio il referendum', Ps e Pdci hanno presentato ricorsi
alla Consulta perche' l'ammissibilita' dei quesiti venga
respinta, i Verdi propongono di mutuare il sistema per
l'elezione del sindaco e Fabio Mussi per la Sinistra
democratica da' la sua disponibilita' a votare il testo che
verra' messo a punto dal presidente della prima Commissione
del Senato.
Ma solo se verra' depurato degli elementi di
'disproporzionalita', cari a Veltroni, con l'introduzione
della ripartizione nazionale dei resti, l'applicazione del
metodo proporzionale puro per il riparto dei seggi (no al
metodo D'hondt), il voto disgiunto tra lista e candidati e la
divisione del meccanismo sul Senato per evitare premi di
maggioranza surrettizi.
In caso di mancato accordo sulla mediazione 'alta'
proposta da Veltroni e Franceschini si aprirebbe quindi lo
scenario del referendum che presenta pero' incognite anche
per coloro che lo agitano come una spada di Damocle.
Il
partito dei proporzionalisti e' vasto e trasversale, anche
nello stesso Pd.
Come e' emerso chiaramente dal richiamo
all'ordine venuto da Massimo D'Alema dopo un'intervista di
Franceschini che evocava lo spettro della consultazione
referendaria, agitando un ritorno al maggioritario alla
francese, da sempre prima scelta ufficiale dell'Ulivo.
Questi equilibri indefiniti potrebbero ipotecare il
raggiungimento del quorum o mettere in bilico il risultato,
con effetti esaltanti o fatalmente deprimenti per vincitori e
sconfitti.
Rischiare la governabilita' attuale per quella futura,
nella quale il segretario del Pd sta cercando di prenotarsi
un ruolo da protagonista? E' questo uno dei difficili dilemmi
che il sindaco di Roma dovra' sciogliere nelle prossime ore.
Cer/sam/lv