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DIARIO ELETTORALE: GIORNALI E TV, LE ELEZIONI ITALIANE RESTANO UN CASO

Ieri mattina, nel Transatlantico di campagna elettorale: toni da rissa come due anni fa, a dispetto delle dichiarazioni di 'bon ton' di Silvio Berlusconi e Walter Veltroni dell'inizio; poteri economici e media schierati a favore del ''pareggio''.
Da qui la scelta di Fini, che ambisce alla carica di presidente della Camera, di restare nelle retrovie. Per quanto riguarda i media, i giornali 'schierati' non si sono smentiti.
'Il Giornale' e 'Libero' sul versante del Pdl, 'la Repubblica' su quello del Pd hanno svolto al meglio la loro funzione.
Come del resto i giornali di partito, da 'l'Unita'' a 'Europa', da 'il Secolo d'Italia' a 'Liberazione'.
Come quelli di opinione, ma anch'essi schierati tipo 'il Foglio', 'il Riformista', 'il manifesto'. Ma non c'e' stato lo schierarsi di una corazzata come il 'Corriere della Sera', a differenza delle elezioni del 2006 quando il suo direttore Paolo Mieli annuncio' con clamore la scelta del quotidiano a favore della coalizione guidata da Romano Prodi: ''Il nostro giornale auspica un esito favorevole ad una delle due parti in competizione: il centrosinistra''.
Questa volta, Mieli e' stato piu' prudente. In un editoriale dello scorso 8 febbraio, ha solo auspicato che Veltroni e Berlusconi, correndo da soli, costituissero ''una positiva sorpresa che darebbe un carattere storico a questa campagna elettorale''. Se poi tra alcuni media si fa il tifo per il pareggio, e' piu' per le attese deluse dai due schieramenti di centrosinistra e centrodestra, che ora si auspica diano forma a un sistema politico sostanzialmente bipolare, che per effettiva convinzione.
Semmai, giornali e media - come gran parte delle associazioni di categoria e la stessa Confindustria - avrebbero preferito che il ricorso alle elezioni anticipate avvenisse con un'altra legge elettorale per evitare il rischio di una ennesima instabilita' politica (una maggioranza certa alla Camera, un'altra traballante al Senato). Quanto all'uso degli spazi televisivi, cio' che accadra' stasera nel servizio pubblico della Rai e' la dimostrazione di una permanente inadeguatezza.
All'idea iniziale di una ''una trasmissione, in diretta, di confronto tra i quindici candidati premier, della durata di novanta minuti'', si sono sostituite quindici interviste separate di cinque minuti ciascuna condotte da Bruno Vespa e chiuse da due minuti di appello finale al voto per ogni candidato premier.
A questo risultato (un'ora e quarantacinque minuti, dalle 21 in poi) si e' giunti sia per l'indisponibilita' di alcuni leader alla formula iniziale (Berlusconi, Veltroni, Casini, Bertinotti, Santanche'), sia per l'iniziativa di Giuliana Del Bufalo, direttrice di Rai Parlamento, che ha segnalato il problema alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Quella degli spazi politici di Rai e Mediaset dedicati alla campagna elettorale e' un'altra questione irrisolta delle elezioni italiane.
In particolare, le conferenze stampa gestite da Rai Parlamento sono troppo ingessate, con l'alternanza di giornalisti e direttori del servizio pubblico chissa' come sorteggiati e con giornalisti esterni anch'essi scelti con criteri casuali. In una Montecitorio deserta in attesa dei risultati di lunedi' prossimo, i giornalisti parlamentari di lungo corso non possono che dilettarsi raccontando ai colleghi piu' giovani le gesta delle Tribune politiche degli anni sessanta e settanta di Jader Jacobelli, Luciana Giambuzzi, Ugo Zatterin, Villy De Luca, Luca Di Schiena e Giorgio Vecchietti. gar/leo/lv