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SPAGNA: ZAPATERO AL GOVERNO CON NAZIONALISTI IN UN PAESE PIU' BIPOLARE

La Spagna si e' svegliata questa festeggiato fino a notte fonda di fronte alla sede del Psoe in Calle Ferraz, dove il premier Jose' Luis Rodriguez Zapatero e' comparso alle 23 in punto per confermare la vittoria dei socialisti.
In Calle Genova, sede del Pp, una folla di militanti guardava invece con delusione l'affluire dei dati e il leader Mariano Rajoy faceva intuire nel suo discorso di rito che forse non tocchera' a lui questa volta riorganizzare il partito dopo due consecutive sconfitte negli scontri con Zapatero.
''Zapatero ripete la vittoria'', titola ''El Pais''.
''La Spagna incarica Zapatero di portarla fuori dalle sue crisi'', e' la scelta di ''El Mundo''.
''Il Psoe torna a vincere, ma il Pp cresce di piu' in voti'', segnala ''Abc''.
Tutti i commentatori, al di la' dell'angolatura da cui valutato il risultato, riconoscono che il successo dei socialisti e' stato piu' netto delle previsioni della vigilia (tra l'altro in Andalusia, dove si e' votato anche per le regionali, il Psoe ha confermato la maggioranza assoluta al presidente uscente Manuel Chaves, presidente anche del Psoe). Maggiore consapevolezza dei propri problemi vuol dire da questa mattina analizzare meglio il risultato elettorale, cercando di capire come il premier socialista intende affrontare la sua seconda legislatura.
Il primo dato che colpisce e' che Psoe e Pp conquistano 323 dei 350 seggi della Camera.
Mai prima d'ora c'era stata una cosi' accentuata tendenza verso il bipolarismo nel sistema politico spagnolo. Zapatero aveva chiesto agli elettori di dargli la maggioranza assoluta, mentre Rajoy aveva chiesto di riportare i popolari al governo.
I due obiettivi massimi dei due leader non sono stati raggiunti.
E gia' ieri sera, nel suo primo discorso, Zapatero si e' augurato che possano cambiare in meglio i rapporti tra maggioranza e opposizione: ''Governero' a nome di tutti ma soprattutto a nome di chi non ha tutto.
Mi auguro che su alcune grandi questioni la contrapposizione possa essere sostituita dall'assunzione di comuni responsabilita' sui problemi che riguardano lo Stato''. In queste parole del premier c'era un esplicito riferimento all'emergenza rappresentata dal terrorismo dell'Eta, che proprio due giorni prima delle elezioni ha ucciso il militante socialista Isaias Carrasco, alla cui memoria Zapatero ha voluto dedicare la vittoria elettorale.
I commentatori hanno voluto intravedere nella mano tesa del premier socialista pure la possibilita' che su altre questioni (ad esempio l'economia) maggioranza e opposizione possano ritrovare la via di un sereno confronto istituzionale.
Negli ultimi due anni ha prevalso la ''crispacio'n'', il muro contro muro.
Alla destra non resta che prendere atto che lo zapaterismo non e' un fenomeno effimero e che tocca ai socialisti governare per altri quattro anni.
Ma con chi governera' Zapatero, dal momento che ha a disposizione 169 seggi e non i 176 della maggioranza assoluta? E' certo che il premier riannodera' il dialogo con le formazioni nazionaliste.
Bisogna infatti ricordare che gia' nella scorsa legislatura i socialisti avevano associato al governo i catalani dell'Erc, i baschi del Pnv e la sinistra radicale di Izquierda unida.
Queste formazioni hanno sostenuto Zapatero per quattro anni senza chiedere in cambio ne' ministri ne' sottosegretari.
L'ipotesi piu' probabile e' quindi quella della riproposizione di un governo monocolore socialista appoggiato dall'esterno da altre forze. Dal voto di ieri, secondo alcuni osservatori, esce sotto accusa anche il sistema elettorale spagnolo, riscoperto di recente invece in Italia per la modalita' con cui garantisce la rappresentanza alle forze che in una unica regione hanno una forte percentuale di voti.
I piu' critici sono i dirigenti di Izquierda unida, la forza politica che esce piu' penalizzata dalle elezioni (ottiene solo il 3,8 e due deputati invece di cinque).
Ieri sera, non appena le prime proiezioni facevano intuire la debacle di Iu, il coordinatore Gaspar Llamazares ha rassegnato le sue dimissioni puntando l'indice contro ''il bipolarismo coatto che sul piano democratico, come su quello mediatico, non permette ad altre forze di esprimersi compiutamente''. Ora l'attenzione si sposta su cosa accadra' nella formazione del nuovo governo e nei due principali partiti, Psoe e Pp.
Se la stella di Zapatero e del suo ''socialismo dei cittadini'' esce rafforzata, quella di Rajoy appare al tramonto.
Nel Partito popolare potrebbe aprirsi una crisi politica e di leadership dagli esiti imprevedibili: al momento non c'e' un candidato alla successione di Rajoy.
Non bisogna dimenticare che in poco piu' di trent'anni di democrazia seguiti alla morte del dittatore Francisco Franco la Spagna e' stata governata solo per otto anni dai popolari guidati da Jose' Maria Aznar (1996-2004), mentre e' toccato ai socialisti di Felipe Gonzalez e adesso di Zapatero rafforzare la democrazia e aiutare lo sviluppo economico di un paese che ha le radici ben piantate nell'Unione europea. gar/rf/rob