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ANTIMAFIA: GIOVANNI IMPASTATO, ORA PROGETTO PER BATTERE COSA NOSTRA

''Noi ci crediamo davvero, e prendendo spunto dall'esempio di persone come Peppino Impastato o dei giudici Falcone e Borsellino.
Quello che giunge in questi giorni da Cinisi, il piccolo paese siciliano dove e' in corso di svolgimento un evento unico per queste parti, una sorta di meeting-mobilitazione antimafia in occasione del trentennale dalla morte di Peppino Impastato, il militante di democrazia proletaria ucciso dagli uomini del clan Badalamenti e' un segnale forte: basta ''passerelle'', o ''celebrazioni stereotipate'' e via ad una azione congiunta e concreta per portare il colpo finale ai clan. In almeno 10 mila, in questi giorni, sono giunti nell'isola per ricordare Peppino.
Una presenza imponente e resa ancora piu' significativa se si pensa che ad organizzarla e' stata la Fondazione a lui intitolata e portata avanti in questi anni dal fratello Giovanni, dalla madre Felicia e dagli amici piu' stretti di Pappino e perche' si e' puntato sul tam-tam tra associazioni e realta' di base. ''Quella di questi giorni a Cinisi - dice all'Asca Giovanni Impastato - e' un momento articolato di ricordo di mio fratello Peppino, fatto di momenti di dibattito e riflessione, ma anche di segni concreti come la manifestazione nazionale o di appuntamenti culturali come il concerto di Carmen Consoli''.
I diecimila che hanno marciato da Terrasini alla casa natale di Peppino Impastato, ora trasformato in un museo, di Cinisi hanno voluto soprattutto dire alla coscienza nazionale, sottolinea Giovanni, ''che si deve aprire un nuovo modo di fare antimafia, con meno celebrazioni stereotipate ma con un piano preciso per quello che noi riteniamo possibile: sconfiggere definitivamente Cosa Nostra''. Anche i segnali incoraggianti che vengono proprio dalla Sicilia con gli arresti eccellenti e con l'impegno diretto delle organizzazioni datoriali e dei commercianti contro il 'pizzo', (non e' un caso che alla manifestazione di Cinisi ha aderito anche Confindustria siciliana) rafforzano questa sensazione di ''non essere piu' soli''.
''Anche se, e' bene dirlo, - aggiunge subito Giovanni Impastato - forse gli industriali, cosi' come la Chiesa, dovevano intervenire prima, dico addirittura vent'anni fa, per bloccare la metastasi e non solo quando il potere economico mafioso e' stato riconosciuto come un pericolo anche per l'economia''. Infine uno sguardo sul quadro politico e sulle elezioni siciliane.
''Da uomo di sinistra - ci dice Impastato - sono contento della 'scoppola' presa da chi oggi e' all'opposizione o non e' entrato in Parlamento.
La ritengo salutare perche' quando si abbandonano le battaglie sociali e il radicamento sul territorio, questo si raccoglie''. Impastato critica, ad esempio la candidatura di Anna Finocchiaro ''vista sradicata dal territorio e fuori dalle dinamiche siciliane.
Tanto e' vero che una volta sconfitta - argomenta - non ha deciso di restare e fare opposizioni in Sicilia ma ha ripreso subito un aereo per Roma.
Poi, mi domando, - ha aggiunto - che senso abbia avuto, invece, candidare una persona come Rita Borsellino in Emilia Romagna...''. Ma che messaggio lancerebbe oggi Peppino dopo i cambiamenti degli ultimi anni anche nella societa' italiana? ''Certamente proseguirebbe in quello che e' stato il suo impegno e sulle sue intuizioni di allora.
Innanzitutto che occorre ripartire dalla base, dai territori, su una strada di civilta' e di democrazia.
Penso che oggi Peppino - si dice certo il fratello - sarebbe un no-global, vicino a movimenti come la No Tav o al movimento dei senza casa di Palermo.
Non dimentichiamoci che il suo e' sempre stato un messaggio di rottura, finanche con la sua famiglia.
Vorrei, infine, ricordare l'attualita' del suo messaggio, che non dimostra i trent'anni, come sull'importanza dei mezzi di comunicazione di massa, le sue battaglie ecologiche o le denunce degli intrecci tra politica e mafia''. gc/sam/ss