PD: VELTRONI-RUTELLI, NON C'E' ACCORDO SU SOCIALISMO EUROPEO (IL PUNTO)
La fatidica parola ''scissione'' la
pronuncia Franco Marini, ex presidente del Senato, tra i
padri nobili della Margherita e poi del Pd.
Lo fa per dire
che lo scenario disegnato ieri dal settimanale 'Famiglia
cristiana' sulle difficolta' di convivenza tra ex popolari ed
ex diessini gli appare eccessivo.
Insomma, per Marini ''non
c'e' nessuna voglia di tornare indietro''.
Eppure, nel colloquio tra Walter Veltroni e Francesco
Rutelli svoltosi oggi nel primo pomeriggio alla Camera e
durato quarantacinque minuti non c'e' stata la classica
'fumata bianca'.
Anzi, si e' appreso che il 18 e il 19 giugno
si terra' presso la sede del Pd di Largo Nazareno una
riunione del Partito democratico europeo (Pde), fondato
qualche anno fa da Rutelli e dal francese Francois Bayrou,
leader del Movimento democratico che si colloca al centro
degli schieramenti politici d'Oltralpe.
''Alla riunione ci
sara' anche Veltroni'', annota polemicamente Rutelli.
Il colloquio tra i due leader del Pd non ha evidentemente
sciolto il nodo della collocazione del partito in Europa e
soprattutto nel Parlamento europeo, dove gli ex Ds siedono
tra i banchi del Partito del socialismo europeo (Pse) e gli
ex Margherita tra quelli del Pde.
Lo ribadisce Rutelli,
avvertendo che lui non pone veti a chi vuole andare a far
parte della famiglia del socialismo europeo ma segnala che il
contributo originale che il Pd puo' dare ai progressisti
europei e' quello di rinnovare il campo degli schieramenti
tradizionali che si dividono tra socialisti e popolari.
Questa e' del resto la posizione di tutti gli ex dirigenti
che vengono dalla Margherita.
Ma quale puo' essere la ''soluzione innovativa'' di cui
parla l'ex presidente della Margherita, dal momento che i
socialisti europei che Veltroni ha incontrato a Berlino nei
giorni scorsi non ne vogliono sapere di cambiare la sigla del
Pse, dicendosi disposti solo ad allargarla ai
''progressisti''? Allo stato attuale, anche se manca un anno
alle prossime elezioni europee, la soluzione realistica resta
quella attuata finora: i parlamentari che vengono dai Ds si
collocano nel Pse, quelli provenienti dalla Margherita
preferiscono restare nel Pde.
Lo schema che cosi' tanto piaceva a Veltroni e Rutelli -
''l'Italia anticipa con il Pd un rimescolamento di forze
progressiste a livello europeo e mondiale'' - sembra essersi
rovesciato di colpo nel suo contrario.
Non c'e' un altro
paese d'Europa dove gli schieramenti politici si dibattano
nei problemi italiani di superamento delle appartenenze di
origine.
In Europa, ci si continua a dividere tra socialisti
e popolari conservatori.
A rendere incandescente il dibattito interno al Pd, ci
pensa anche una dichiarazione di Martin Schulz, capogruppo
del Pse al Parlamento di Bruxelles, presente a Napoli per una
riunione dei socialisti europei: ''Gli uomini e le donne che
oggi fanno politica in Italia devono rendersi conto che
l'Europa non e' una Italia ampliata''.
Tradotto dal
politichese, Schulz avverte per l'appunto che i socialisti
europei non possono farsi carico dei problemi del ridisegno
del sistema politico italiano e che non rinunciano ne' al
loro nome ne' alla loro identita'.
Questa querelle si svolge mentre a Napoli oltre cento
deputati europei del Pse discutono dei principali temi
all'ordine del giorno del vecchio continente: modello sociale
europeo, infrastrutture transnazionali, Mediterraneo,
occupazione, diritti dei consumatori, energia, servizi
pubblici e fondi europei.
Domani, in questo convegno,
dovrebbe prendere la parola Massimo D'Alema.
Giovedi'
tocchera' a Walter Veltroni.
Quanto a Rutelli o Marini,
nessuno dei due ha intenzione di andare a Napoli.
Approfondimenti:
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