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ANTIMAFIA: A CINISI SI RICORDA SACRIFICIO IMPASTATO A 30 ANNI DA MORTE

E' stato un film di Marco Tullio l'impegno costante dei suoi familiari, in particolare del fratello Giovanni e della mamma Felicia, a mantenerne sempre vivo il ricordo fino alla condanna dei suoi assassini e fino a fare del Centro Peppino Impastato, creato proprio nella casa di Cinisi a ''cento passi'' dall'abitazione del boss Tano Badalamenti, un punto non solo di ricordo ma anche di raccordo delle diverse esperienze antimafia e di impegno civile. La stessa che ha contraddistinto la vita di Giuseppe, che nasce in una famiglia, come sottolinea la sua biografia ufficiale, ''bene inserita negli ambienti mafiosi locali''. E' proprio per reagire a questo stato di cose che Peppino si avvicina allimpegno politico gia' nella meta' degli anni settanta e si colloca nelle formazioni di sinistra fino a approdare al movimento di ''Lotta continua''.
Ma e' nel 1977 che Peppino e i suoi amici aprono una Radio ''ribelle'', Radiout un'emittente autofinanziata che indirizza la sua programmazione nel campo della controinformazione e punta sulla satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale.
Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Peppino viene assassinato il 9 maggio 1978, poco prima delle elezioni e proprio nel giorno del ritrovamento del cadavere dello statista democristiano Aldo Moro in via Fani a Roma.
Il suo corpo e' dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea Palermo-Trapani.
Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio ''eclatante''. Da qui inizia la lunga battaglia legale per portare alla verita' sui fatti.
Seguono una archiviazione da parte delTribunale di Palermo, un'istanza di riapertura del processo promossa dal Centro Impastato mentre nel marzo del 1996 la madre, il fratello e lo stesso Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto.
Nel giugno del 1996, l'inchiesta viene formalmente riaperta e nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per il boss Badalamenti, incriminato come mandante del delitto.
Gli stessi familiari si costituiscono parte civile nel processo che nel marzo 2001 vede la Corte d'assise riconoscere Vito Palazzolo colpevole condannandolo a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti viene, invece, condannato all'ergastolo.
gc/mcc/ss