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INTERCETTAZIONI: VENERDI' SUL TAVOLO DEL CDM (IL PUNTO)

Come limitare le intercettazioni telefoniche e' il tema dominante della giornata politica.
Silvio Berlusconi, che ha posto il problema intervenendo nell'assemblea dei giovani industriali di sabato scorso, ha intenzione di licenziare un disegno di legge gia' nella riunione del Consiglio dei ministri di venerdi' prossimo.
La scelta di metodo e' quella di favorire la discussione parlamentare sul merito dei provvedimenti.
Secondo le prime indiscrezioni, il testo del ddl - su cui sta lavorando lo staff del ministro della Giustizia, Angelino Alfano - ricalcherebbe le parole pronunciate dal premier nel corso del suo intervento: stop alle intercettazioni nel corso delle inchieste giudiziarie, con l'ovvia esclusione delle indagini relative a reati collegati alla criminalita' organizzata e al terrorismo; pene fino a cinque anni per chiunque ordini o pratichi le intercettazioni al di fuori dei casi stabiliti dalla nuova normativa; pene severe anche per giornali e giornalisti.
Su questa linea, ritenuta troppo restrittiva, la Lega continua a puntare i piedi.
Molto prudente si dice Roberto Maroni, ministro degli Interni, che non commenta neppure oggi la posizione del premier.
Non meno critica e' la posizione del Pd.
Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato, si chiede ad esempio se non sia preliminare domandarsi se c'e' davvero una overdose di intercettazioni, dal momento che ''non si possono stabilire limiti a priori''.
Il segretario Walter Veltroni, da Berlino, dove e' impegnato in un convegno dei socialisti tedeschi, segnala una contraddizione: come assicurare l'efficacia delle indagini senza che il contenuto delle eventuali intercettazioni finisca sulle pagine dei giornali? Sul fronte dell'opposizione, le parole piu' dure le usa come sempre Antonio Di Pietro, Italia dei valori: ''Le intercettazioni telefoniche stanno alla lotta alla criminalita' come il bisturi sta al chirurgo in sala operatoria''.
Per quanto riguarda l'Udc di Pier Ferdinando Casini, e' lo stesso ex presidente della Camera a valorizzare la scelta di procedere con una discussione parlamentare sul ddl proposto dal governo in modo ''da regolamentare e non imbavagliare'' l'uso delle intercettazioni.
Ma il problema che fa piu' discutere resta quello posto dall'Associazione nazionale magistrati: dalla casistica delle registrazioni delle conversazioni telefoniche saranno esclusi i reati di corruzione e concussione che in alcuni casi possono coinvolgere esponenti politici? Se il testo finale del provvedimento legislativo - avverte Di Pietro - dovesse escludere quei reati, allora l'Italia dei valori potrebbe promuovere addirittura la raccolta delle firme per un referendum abrogativo.
Contro una normativa troppo restrittiva prende posizione la Fieg (Federazione italiana editori), preoccupata che i gruppi editoriali possano essere colpiti nella liberta' di informazione.
A invocare la tutela dei giornalisti ci pensa la Fnsi (Federazione nazionale della stampa), preoccupata che siano proprio gli operatori dell'informazione le vittime del giro di vite in materia di intercettazioni.
Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia della Camera che dovra' istruire la discussione parlamentare sul ddl, avanza una sua proposta: la decisione relativa all'autorizzazione delle intercettazioni dovrebbe essere presa ''non da un singolo giudice, ma da un organo collegiale che puo' ponderare meglio la scelta''.
Il Pd non chiude la porta a questa ipotesi.
La linea la riassume Marco Minniti, ministro degli Interni del governo ombra: ''Va mantenuta la possibilita' di indagare ma non va ne' trascritto ne' pubblicato cio' che non viene ritenuto utile alle indagini''.

Approfondimenti:
Forza Italia
Il sito del Governo
Senato della Repubblica
Democratici di sinistra
Di Pietro