FISCO: ROBIN HOOD TAX, LA PRIMA VOLTA DI UNA TASSA 'ETICA' (IL PUNTO)
I tecnici del Ministero dell'economia
sono al lavoro per definire i termini della ''Robin Hood
Tax'' annunciata dal Ministro Tremonti.
L'operazione si sta
rivelando particolarmente complessa, dovendo rispondere a
numerosi vincoli, primo tra i quali quello di impedire che la
tassa possa essere traslata direttamente sul consumatore
finale, cosi' come sembra sia in parte gia' avvenuto per il
solo effetto annuncio.
Si tratta poi di evitare effetti
distorsivi sul mercato e, sotto il profilo normativo, di non
offrire il fianco ne' ai sempre possibili ricorsi in sede
nazionale, ne' ad osservazioni da parte della UE, che,
comunque, in linea di principio ha gia' dato un suo giudizio
favorevole.
Se il provvedimento giungera' al suo varo in occasione del
DPEF, cosi' come Tremonti vorrebbe, sarebbe la prima volta di
una tassa ''etica'', una forma di imposizione che, finora, ha
avuto sempre enorme successo sotto il profilo mediatico, ma
non si e' mai tradotta in concreta azione di governo.
Questo fu il caso della ''Detax'', proposta dallo stesso
Tremonti durante il precedente governo Berlusconi, che
prevedeva di destinare risorse ai Paesi poveri attraverso un
meccanismo di prelievo dell'uno per cento sul valore delle
vendite (trattenuto, ad esempio, sull'IVA) da compensare con
una parallela detassazione per gli operatori cui veniva
applicata.
L'idea di questa ''Detax'' fu anche proposta alla
valutazione internazionale nel vertice sullo sviluppo
sostenibile di Johannesburg dell'agosto 2002 e
successivamente introdotta nel Collegato alla legge
Finanziaria 2004, in una forma gia' piu' riduttiva, per poi
arenarsi nelle secche del dibattito parlamentare, sotto la
pressione di nuove e diverse priorita'.
Analoga sorte aveva avuto in precedenza la piu' famosa Tobin
Tax, che prevedeva l'imposizione di una piccola tassa (dallo
0,1 allo 0,5 per cento) su tutte le transazioni in valuta
estera.
Studiata dal Nobel per l'economia James Tobin addirittura
negli anni ''70, l'introduzione di questa tassa venne
cavalcata vent'anni dopo, con grande clamore, dai movimenti
no global, che vedevano in essa la possibilita' di creare un
meccanismo finanziario in grado di aiutare i Paesi oppressi
dal debito estero, a spese della finanza internazionale.
Ma, in realta', come ribadito piu' volte dallo steso Tobin,
la ''Tobin Tax'' era stata concepita per ammortizzare le
fluttuazioni dei tassi di cambio attraverso una piccola
tassa, capace, pero', di dissuadere gli speculatori che
investono su una base a brevissimo termine.
La proposta
originale aveva, dunque, il solo scopo, tutt'altro che etico,
di porre un freno alle speculazioni valutarie; il movimento
antiglobalizzazione ne aveva poi esaltato le potenzialita' di
gettito, con cui sarebbe stato possibile progetti per il sud
del mondo.
Depurata del nome accattivante e del rumore mediatico, forse
anche la ''Robin Hood Tax'' rivelerebbe la sua autentica
natura economica, che consiste nell'orientare l'imposizione
fiscale verso un settore oggetto di forte pressione
speculativa e che si muove, nei fatti, in una situazione di
concorrenza non pienamente espressa.
L'eventuale valenza
''etica'', dopo la sua applicazione, potra' eventualmente
risultare dal modo in cui sara' utilizzato il suo gettito.
Approfondimenti:
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