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L.ELETTORALE: MICHELI, BASTA CON CHI BLOCCA TUTTO E HA SOLO IL 6%

Un 'basta' ai ricatti dei piccoli delle maggiori democrazie europee, e' formulato da Enrico Micheli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e soprattutto stretto collaboratore di Romano Prodi. Il 'basta' Micheli lo ha affidato ad una lettera inviata al quotidiano 'La Repubblica'. ''Ricominciano.
Anzi, non hanno mai smesso.
Basta sentirli e vederli lanciare i loro 'j'accuse' dalla tv cosiddetta di Stato.
Continuano a litigare -scrive Micheli- attorno al loro prezioso 'giardino di Marzo'.
Dell'interesse generale poche tracce.
Sembrano seguire ciascuno una personale 'terza via al riformismo'''. E Micheli pone una domanda ''da uomo libero o piu' semplicemente da cittadino: Perche' uno come Casini, con la sua lunga storia alle spalle, puo' ripetere un giorno si' e un giorno no, il dogma del 'sistema tedesco' con sbarramento (al 4, al 5, al 3, poi si vedra') che significa il ritorno puro e semplice al proporzionale di non lontana memoria e nessuno si alza a ricordargli che lui rappresenta un partito del 6% e che non puo' per questo condizionare l'intero sistema?''. ''Seconda domanda: perche' uno come FRanceschini, dirigente di un partito ben piu' importante e con una storia personale molto piu' breve alle spalle, non puo' 'azzardarsi' a pronunciare la sua preferenza verso il doppio turno semipresidenziale francese che, come e' noto, e' il sistema piu' efficace, insieme a quello inglese, per far si' che i cittadini abbiano le giuste e tempestive decisioni da parte dell'esecutivo su cui poi confrontarsi al momento del voto?''. ''Nella coscienza degli italiani e anche di molti politici -non troppo legati agli interessi di partito- credo che la richesta di un sistema stabile prevalga su ogni altra cosa. Eppure -prosegue Micheli- e' evidente che non si puo' dirlo perche' rompe un possibile equilibrio (ma quale poi?) che non e' comunque un equilibrio 'istituzionale' ma un semplice equilibrio di 'convenienza'.
E allora? Allora vuol dire che Casini e gli altri continueranno a condizionare il sistema politico italiano sulla base della fragile considerazione che l'Italia 'sarebbe diversa'.
Diversa perche'? Non e' forse l'Italia un paese di democrazia occidentale, laico come deve essere e nel contempo rispettoso dei valori differenziati dei singoli cittadini? Lo sanno tutti: la diversita' e' un pretesto per esercitare il potere di paralizzare da oltre mezzo secolo la politica e l'amministrazione di questo Paese.
E' una verita' incontestabile''. Dopo avere ricordato i grandi mutamenti istituzionali avvenuti in Francia, Germania e prima ancora in Gran Bretagna, Micheli si chiede: ''In Italia dopo la bella Costituzione del '48 colma, dato il momento storico, di 'chechs and balances', non e' forse giunto il tempo per aggiornarla e di superare il gap tra il ritmo degli altri e il nostro?''. ''Qui -fa osservare Micheli- non stiamo parlando di cronaca o di emergenza quoridiana, quando si affronta un problema come quello delle riforme istituzionali si lavora per uno scopo piu' alto che riguarda, lo si voglia o no, il destino, la storia di un paese''. ''Terza e ultima domanda.
E' stato varato un partito, il Pd, con un preciso dna (rafforzare il bipolarismo, superare la frammentazione) e che dovrebbe avere fondamenta solide se si vuole affrontare con successo il futiro.
Ebbene -conclude Micheli- perche' nel momento in cui questo partito si espone, come deve, su taluni temi di rilevanza assoluta, il fuoco di sbarramento comincia dal suo interno, prima che da fuori?''. min/min