DIARIO ELETTORALE: PAREGGIO, UNA CERTEZZA PER PD E CASINI
Gli esperti di Pdl e Pd della
seguiranno al 13 e 14 aprile.
Nico Stumpo, tra i responsabili
dell'organizzazione del Pd, che poi sono quelli che hanno il
polso degli umori del proprio partito, e' ad esempio convinto
- matematica alla mano - del pareggio al Senato: ''Diamo per
scontata l'affermazione del Pd in Emilia Romagna, Toscana,
Marche, Umbria, Basilicata e quella del Pdl in Lombardia,
Veneto e Sicilia.
Se nel resto delle regioni ipotizziamo la
vittoria del Pd in Liguria, Lazio e contestualmente il
superamento dello sbarramento della lista Arcobaleno in
Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Lazio e dell'Udc in
Campania, Puglia e Sicilia, il risultato finale porterebbe il
Pdl ad ottenere 157 eletti, 1 sotto la fatidica soglia della
maggioranza di 158.
Il Pd ne invece otterrebbe 144,
l'Arcobaleno e l'Udc 7 a testa''.
Per quanto riguarda invece la Camera, non c'e' che da
affidarsi alle sensazioni degli ultimi giorni di campagna
elettorale e ai sondaggi che non si possono pubblicare ma che
sia Pdl sia Pd custodiscono gelosamente per calibrare gli
ultimi colpi da mettere a segno contro l'avversario.
Mentre
tra le file del Pdl si ostenta sicurezza (''Il distacco non
scende al di sotto dell'8-9 per cento'', ripete il portavoce
di Berlusconi, Paolo Bonaiuti), in quelle del Pd si ha la
sensazione di aver recuperato la distanza che un mese fa
sembrava incolmabile.
''Certo, siamo indietro ma la forbice
si e' talmente ridotta che saranno gli incerti, quelli che
decidono come votare nelle ultime quarantotto ore, a
determinare il risultato finale'', annota Stumpo.
E' questa
consapevolezza, piu' che gli ovvii auspici, che fa dire a
Walter Veltroni nelle ultime ore di campagna elettorale che
''la distanza tra Pdl e Pd e' ormai una spanna''?.
Se le previsioni del Pd si dovessero verificare giuste, si
potrebbe avere una situazione simile a quella del governo
Prodi: un Senato senza maggioranza stabile che rallenta
l'iter legislativo e che costituisce una mina vagante per il
proseguimento della legislatura.
A quel punto, per il Pdl
potrebbe rivelarsi decisivo l'eventuale atteggiamento di
soccorso dell'Udc dell'amico-nemico Pier Ferdinando Casini,
che pero' ha condotto una campagna elettorale molto polemica
nei confronti del Pdl.
Quel suo insistere negli ultimi giorni
sull'ipotesi post-elettorale di un governo di unita'
nazionale ''senza ne' Berlusconi, ne' Veltroni'' sembra
chiudere ogni possibilita' di intesa con il Pdl, mentre da'
ragione a chi si e' convinto del pareggio.
La posizione del Pd, nell'eventualita' del pareggio, che
sarebbe salutato in realta' come una vittoria dallo staff
veltroniano, sarebbe quella di avviare quanto prima la
riforma elettorale e qualche ritocco istituzionale in modo da
tornare al voto in tempi ragionevoli.
L'ipotesi di governo
ventilata da Casini non dispiace a Veltroni, in quanto
allontanerebbe anche qualsiasi velleita' di 'inciucio' da
grande coalizione.
red-leo/leo/rob