UNIONCAMERE: NEL 2008 PIL +0,5% E INFLAZIONE AL 3%
Crescita economica bassa e tassi
annuale, dal quale emerge che l'Italia crescera' appena dello
0,5% in termini di PIL, con un +0,6/0,7 al Centro-Nord e un
+0,1% al Sud.
La previsione di inflazione per la media del 2008 si
attesta al 3% e, nell'eventualita' che il petrolio dovesse
confermare gli attuali livelli, gli effetti d'impatto
indiretto dello shock potrebbero arrivare a compimento, si
prospetta un percorso in salita anche per l'anno 2009.
Per
Unioncamere, infatti, il quadro dei prossimi mesi non e'
confortante.
Le tensioni sul mercato alimentare paiono
destinate a durare.
Le quotazioni del grano duro hanno
confermato i massimi gia' raggiunti nella seconda meta' del
2007 e le altre filiere alimentari, oltre a quelle dei
derivati dei cereali, stanno manifestando tensioni dai
derivati del latte, agli oli e grassi, alle carni di pollo,
sino alle conserve (tonno in olio d'oliva, pomodori, ecc).
In crescita anche le tariffe pagate dalle famiglie
italiane.
In Italia, nel periodo compreso tra il 1998 e il
2007 - cioe' dalla fase iniziale del processo di
industrializzazione delle local utilities ad oggi - le
tariffe pagate dalle famiglie per i principali servizi di
pubblica utilita' (gas, elettricita', acqua, rifiuti,
trasporti urbani, ecc.) si sono accresciute in media del
40,4%, a fronte di un incremento dell'indice dei prezzi al
consumo per l'intera collettivita' nazionale del 22,2%.
Per la precisione, hanno segnato un aumento di gran lunga
superiore al tasso d'inflazione la tariffa dei rifiuti
(+49,6%), quella dell'acqua potabile (+44,6%) e quella del
gas naturale (+37,8%); mentre leggermente piu' moderati sono
risultati i rincari dei trasporti urbani (+30,4%) e della
bolletta elettrica (+28,7%).
Sul fronte dei consumi Unioncamere evidenzia che quelli
delle famiglie ristagnano: +1,3% nel 2007 (si prevede un
+0,9% per il 2008).
Ancora difficolta' per le famiglie
numerose e per gli anziani; crescono gli acquisti negli hard
discount (+7,5%).
Riguardo agli immigrati nel rapporto si precisa che ben il
9,2% del valore aggiunto italiano viene prodotto grazie agli
immigrati.
E' una risorsa indispensabile specie per il Nord
(10,8% del valore aggiunto), per le costruzioni (20%),
l'agricoltura (13,4%) e l'industria manifatturiera (10,7%).
red-glr/cam/alf