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RAI: SI PUO' APPLICARE LA RICETTA SARKOZY? I POLITICI SI INTERROGANO

Proprio alla vigilia della prima Italia la notizia di una possibile rivoluzione nel sistema radiotelevisivo francese.
E' stato lo stesso presidente Nicolas Sarkozy ad annunciarlo nella sua a conferenza stampa del 2008. Per Sarkozy, la riforma del mondo dell'etere d'oltralpe dovrebbe passare attaverso ''la soppressione totale della pubblicita' sulle reti pubbliche'' e la profonda revisione del ''capitolato della televisione pubblica''.
A fronte della mancanza degli introiti pubblicitari la tv di Stato dovrebbe essere finanziata da ''una tassa sui maggiori ricavi pubblicitari delle reti private'' e da un'altra tassa ''infinitesimale sul fatturato dei nuovi mezzi di comunicazione, come l'accesso a Internet o la telefonia mobile''. Queste per sommi capi le proposte di Sarkozy che hanno subito destato l'attenzione del mondo politico italiano che si e' interrogato sulla loro possibile applicazione anche alla Rai. Per il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, la ''riflessione'' del presidente francese ''e' nella direzione giusta'' perche' ''la tv pubblica deve differenziarsi da quella commerciale, se vuole mantenere le ragioni della propria esistenza.
E differenziarsi - ha sottolineato - e' una pia illusione se c'e' un eccesso di dipendenza dalla pubblicita'''. ''Vedremo - ha detto Gentiloni - le risposte francesi al problema.
Da noi, la riduzione del peso della pubblicita' almeno in due delle reti Rai e' tra i compiti della Fondazione su cui si discute in Senato.
Un obiettivo da collegarsi al tetto antitrust alla raccolta pubblicitaria (altrimenti in regime di duopolio, la riduzione della pubblicita' Rai avrebbe un beneficiario unico)'', ovvero Mediaset. Un si' piu' o meno entusiastico alla proposta Sarkozy viene dal Pd (Brutti, Villari, Cuillo) che chiede una rapida approvazione del ddl Gentiloni all'esame del Senato, tenendo presente che - dice Paolo Brutti, della Commissione di vigilanza sulla Rai - ''il sistema televisivo del nostro Paese e' molto diverso da quello francese e, ovviamente, servirebbe una taratura diversa di questa proposta, conciliando eventualmente la fiscalita' mirata col mantenimento di una quota di finanziamento da canone''. Anche Rifondazione comunista concorda con le proposte di Sarkozy, anche se Sergio Bellucci, responsabile Comunicazione del partito, afferma che bisogna ''evitare il rischio di trasformare la Rai in un servizio marginale, autoreferenziale e privo di qualunque rapporto con la dimensione dell'ascolto e della qualita'''.
Per cio' che concerne le reazioni nel centrodestra Giorgio Jannone (Fi) afferma che Sarkozy ha evidenziato un aspetto sul quale bisogna riflettere; ''la Rai - sostiene - oggi svolge sempre meno il ruolo di pubblico servizio e opera in un regime di concorrenza sleale con le televisioni private, raccogliendo pubblicita' pur usufruendo di un cospicuo canone''.
Bendetto della Vedova, dei Riformatori liberali e deputato di Fi, plaude al presidente francese ma esclude che il suo 'modello' sia esportabile in Italia.
Meglio, quindi, privatizzare la Rai e ''affidare le funzioni di servizio pubblico (poche e qualificate) agli operatori privati, secondo un modello concorsuale che preveda la messa all'asta dei servizi finanziati dal canone''. Perplessita' vengono invece dall'ex ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri (An).
''Il rischio di questa ipotesi - dice - e' che possa ingenerare un aumento del costo dei prodotti.
Se la pubblicita' sulle televisioni commerciali costasse di piu', alla fine sarebbero i consumatori ad essere penalizzari''.
E quindi Gasparri resta ''diffidente''.
Qualche dubbio anche da 'casa Rai'.
Il consigliere d'amministrazione Carlo Rognoni, infatti, pur sottolineando che la pubblicita' trasmessa e' troppa, afferma che ''pensare di eliminarla tutta mi sembra un'esagerazione.
Se la togliessimo tutta avremmo una tv pubblica piu' povera nelle casse e nell'offerta''.
Quindi, se ''vogliamo ridurla, aumentiamo il canone, come avviene praticamente in tutta Europa''. Domani, come detto, riunione del Cda della Rai.
Non c'e' dubbio che, oltre ai piani industriale ed editoriale ed alle altre 'grane' interne, come le dimissioni di Moncalvo, un po' di attenzione sara' rivolta anche alla 'ricetta Sarkozy' ed alle sue possibili ricadute. leo/mcc/lv