ELEZIONI: LA 'LUNGA MARCIA' DEL CENTRODESTRA VERSO IL PARTITO UNICO
Erano anni che il centrodestra faceva
da questo ora da quello, che ne impedivano il raggiungimento.
Ora l'intesa Berlusconi-Fini, allargata a Bossi e, forse, a
Casini - che oggi a Bologna ha detto no al 'partito unico' ma
si e' dichiarato disponibile ad un'alleanza per il governo
(in caso contrario - ha affermato - correremo da soli) -
sembra il coronamento di un'impresa dura, intrapresa da pochi
volenterosi.
Le prime prove sono partite ancora durante la prima
stagione 'ulivista', quella del 1996-2001.
Fu allora, subito
dopo l'avvento di Romano Prodi a Palazzo Chigi, che nacque
l'Osservatorio Parlamentare', il primo 'think-tank' o
'pensatoio' del centrodestra, che vide lavorare insieme
Francesco D'Onofrio (Udc), Antonio Martino (Fi) e Adolfo Urso
(An).
Piu' tardi fece il suo ingresso anche il 'governatore'
della Lombardia, Roberto Formigoni.
Il ritorno al governo nel 2001 fece rallentare il passo,
ma questo fu ripreso con forza nel 2005, con la crisi di
governo provocata dall'Udc allora guidato da Marco Follini,
ora Pd, che vide Berlusconi lanciare l'ipotesi del 'Partito
unico dei moderati'.
Questa idea fu subito abbracciata da Fini e da An, mentre
vedeva piu' tiepidi Udc e Lega Nord, anche se da tempo Rocco
Buttiglione sosteneva la necessita' di creare la 'sezione
italiana' del Ppe.
La sconfitta elettorale del 2006 porto' ad una nuova
battuta d'arresto.
Solo An, infatti, continuava a portare
avanti il progetto, ma per Berlusconi 'i tempi non erano
ancora maturi'.
Comunque, vale la pena di ricordare un documento (che si
puo' trovare sul sito ufficiale del partito) redatto da Fini,
Urso e Pasquale Viespoli, presentato all'Esecutivo di An del
18 luglio e poi approvato nella successiva riunione
dell'Assemblea nazionale (unica astensione quella di
Francesco Storace).
Nel documento si afferma che ''la Casa
delle Liberta' ha perso le elezioni ed il referendum, ma c'e'
'un popolo delle liberta'' che ha finalmente e per la prima
volta preso coscienza di se'''.
E qualche riga sotto, al
punto 4, si legge che ''il soggetto unitario del centrodestra
e' sicuramente una risposta di grande valore strategico che
An intende perseguire.
Ma e' un punto di arrivo, non un punto
di partenza.
Non puo' tradursi nella mera sommatoria
dell'esistente ne' ridursi ad un'operazione di ingegneria
intellettuale, verticistica ed autoreferenziale, ma deve
rappresentare l'esito di un processo politico, culturale e
sociale, ampio e partecipato, oltre i partiti ed i confini
della stessa Casa delle Liberta'''.
In questo documento, come si vede, esistono due passaggi
essenziali che, alla luce dell'intesa odierna tra Berlusconi
e Fini, attestano una 'continuita' (con una battuta d'arresto
dopo le dure polemiche di fine anno scorso tra i due leader)
e non possono far parlare di 'svolta' di An, se non nel
senso, se sara' cosi', della scomparsa del suo simbolo sulle
schede elettorali.
Si parla infatti di 'Popolo delle
liberta', che e' il nome scelto dal leader di Fi per il nuovo
contenitore politico del centrodestra, e di ''soggetto
unitario del centrodestra'' da perseguire, senza operazioni
verticistiche (come fu interpretato da Fini l'annuncio del
'predellino' nella milanese Piazza San Babila di Berlusconi
sulla nascita del Pdl).
Ora la 'lunga marcia' del centrodestra, sotto lo stimolo
dell'operazione condotta da Veltroni con il Pd, sembra giunta
alla fine.
A meno che non si tratti di ''un'operazione di
maquillage'', come ha detto il sindaco di Roma.
leo/mcc/ss