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ELEZIONI: DOPO IL NO DEL PD LA 'COSA ROSSA' SI PREPARA ALLA SFIDA

L'esito della riunione di questa vicesegretario del Pd non potevano cambiare posizione rispetto all'idea di correre da soli nelle elezioni del 13-14 aprile.
I leader della sinistra alternativa, dal canto loro, dovevano fare una mossa tattica per scaricare su Veltroni la responsabilita' della mancata alleanza.
Nella sede del Pd di piazza Santa Anastasia i toni del colloquio sono stati cordiali ma le posizioni sono restate distanti.
Veltroni ha spiegato per l'ennesima volta quali sono le motivazioni della sua scelta: occorre imprimere una novita' nella campagna elettorale, la riproposizione di vecchie alleanze sarebbe antipatizzante per lo stesso elettorato di centrosinistra.
Franco Giordano, Oliviero Diliberto, Fabio Mussi e Alfonso Pecoraro Scanio hanno insistito nel far notare che cosi' facendo il Pd si condanna alla sicura sconfitta e che sarebbe stato meglio pensare a qualche accorgimento tecnico per evitare - almeno al Senato - possibili favori al centrodestra.
Mussi ha insistito in particolare sui temi di un possibile programma condiviso.
Alla fine, si e' trattato di un signorile 'dialogo tra sordi', con addirittura punte piu' polemiche sulle prospettive future piuttosto che sulle divergenze che si registrano nell'attualita'.
La 'Cosa rossa' ha infatti ribadito con forza che contrastera' ogni ipotesi di ''grande coalizione'' con il centrodestra per il dopo elezioni e che fara' di questa parola d'ordine uno dei cardini della propria campagna elettorale. Il colloquio di questa mattina chiude percio' la porta ad alleanze di qualsiasi tipo tra Pd e 'Cosa rossa', dicendo pure no a ogni tipo di accorgimento tecnico (desistenze in alcuni collegi del Senato o altre piccole astuzie).
Se per Diliberto, segretario del Pdci, ''ci sara' una sfida leale tra due formazioni che comunque restano alleate in tanti enti locali'', il verde Pecoraro Scanio, dicendosi sicuro che la lista della sinistra puo' ottenere il 15% dei voti, preferisce alzare il tono della polemica: ''Noi faremo proposte come quelle dello spagnolo Zapatero, il Pd forse avanzera' quelle di Montezemolo''.
Mussi, portavoce di Sinistra democratica, pur rammaricato per il mancato accordo, ricorda che ''un futuro governo di centrosinistra non potra' che avere come pilastri il Pd e la Sinistra-arcobaleno''. Giordano, segretario di Rifondazione, annota che pur in mancanza di qualsiasi forma di accordo il filo del dialogo dell'alleanza tra sinistra e Pd continua a livello di governi locali, ''proprio come accadeva a Pci e Psi, che non governavano a Roma ma lo facevano a livello locale''. Intanto crescono i malumori tra le forze della 'Cosa rossa'. Ramon Mantovani, deputato uscente di Rifondazione, si schiera contro la lista unitaria: ''Sarebbero state meglio quattro liste per prendere piu' voti e per costruire una reale unita' della sinistra arcobaleno che ora rischia di nascere vecchia e morta''.
Ieri c'e' stata una riunione molto agitata di Sinistra democratica: Olga D'Antona ha annunciato di abbandonare il gruppo perche' non condivide la scelta di affidare a Fausto Bertinotti il ruolo di candidato-premier della 'Cosa rossa'.
I deputati Lalla Trupia, Fulvia Bandoli e Marco Fumagalli hanno annunciato che non intendono ricandidarsi.
Malumori anche sulla trattativa in corso con Prc, Verdi, Pdci sulla suddivisione delle candidature.
Mussi ha chiesto quarantotto ore di tempo per decidere il da farsi. Intanto Famiano Crucianelli, sottosegretario agli Esteri, ha ufficializzato con un articolo che compare oggi sul quotidiano 'Europa' il suo ritorno nel Pd. gar-leo/mcc/bra