SALARI: DOMANI POMERIGGIO SINDACATI A PALAZZO CHIGI
Si svolgera' domani nel pomeriggio,
sindacali, sara' un primo ''approccio'' per verificare le
reali distanze anche se da parte sindacale si attende un
impegno concreto da parte dell'esecutivo.
Altro punto
dovrebbe essere quello dei contratti in scadenza.
All'orizzonte si scorge, pero', la bandiera dello sciopero
generale sventolata piu' volte dai rappresentanti dei
lavoratori che, successivamente, si riuniranno martedi' 15
nelle segreterie unitarie.
Una bandiera sventolata anche
stamane dal leader della Cisl che ha ribadito che
''l'intervento fiscale sui salari deve essere fatto subito,
altrimenti sara' sciopero generale''.
Per Bonanni, poi, ''c'e' un problema di salari e redditi,
c'e' bisogno di proteggerli dal cavallo impazzito di prezzi e
tariffe.
Ci vuole un'attenzione immediata con decisioni forti
per proteggerli''.
Secondo il numero uno della Cisl ''le
tasse locali e nazionali hanno raggiunto il livello piu' alto
d'Europa.
Una impennata della produttivita' e' necessaria per
rilanciare paese, ma c'e' bisogno di maggiore collaborazione
con le aziende.
La produttivita' va legata al salario,
perche' il merito va premiato''.
Pessimista sull'esito dell'incontro di domani, il leader
della Uil.
''Ho poca fiducia - spiega Angeletti- da un lato
gli industriali non sembrano voler mettere le mani in tasca,
dall'altra il governo non pare avere la forza politica per
scelte chiare''.
Per il sindacalista la posta minima per
evitare lo sciopero generale ''e' mille euro annui a
lavoratore medio.
E' - precisa - quanto perderemo nel 2008
per gli aumenti di prezzi e tariffe gia' decisi.
Con quello
andremmo pari''.
Da parte del governo a rispondere e' stato ancora il
Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, secondo il quale, ''le
risorse bisogna trovarle, il recupero dell'evasione fiscale e
del lavoro nero sta dando i suoi frutti.
Molte risorse in
piu' devono andare al recupero delle retribuzioni e le
pensioni''.
Secondo il ministro la priorita' e' il potere di acquisto
dei salari ''e per questo - dice - si possono fare due cose:
chiudere i contratti di lavoro e intervenire sulla pressione
fiscale.
Si deve andare verso una detassazione degli aumenti
contrattuali''.
glr/sam/alf