ELEZIONI: CDL, TRA I DUBBI DI BERLUSCONI E LE RICHIESTE DEGLI ALLEATI
Mentre si vanno delineando sempre piu'
(tutt'al piu' collegato all'Idv di Antonio Di Pietro), nel
centrodestra c'e' ancora una situazione confusionaria, dovuta
alla volonta' di tre 'soci fondatori' - An, Ud e Lega Nord -
di limitare l'alleanza a quattro con Fi e ai dubbi di Silvio
Berlusconi sul da farsi.
Il 'cavaliere', infatti, vede gia' il suo ritorno, tra
qualche mese, come premier a Palazzo Chigi e non vuole
correre nessun rischio.
Da qui la sua propensione a dare
'ingresso libero' a tutte quelle forze politiche che sono
disponibili ad accettare la sua leadership ed a sottoscrivere
il suo programma.
Quindi si' a DcA, Pri, Nuovo Psi,
Alternativa sociale, Riformatori-liberali, La Destra, Udeur,
liberaldemocratici, i Pensionati, InM ed altri (c'e' chi ha
contato una ventina di sigle).
D'altro canto, Berlusconi non
vuole lasciare a Veltroni il merito di aver semplificato il
quadro politico accantonando la coalizione 'acchiappatutti',
messa su solo per vincere, tantomeno vuole portare al
giudizio degli elettori quella che Roberto Maroni, capogruppo
leghista alla Camera, ha definito ''un'arca di Noe''', che
potrebbe poi naufragare alla prova di governo, qualora
uscisse vincitore dalle elezioni.
Terzo e non ultimo motivo, ad alimentare i dubbi di
Berlusconi sono le sue promesse ai vari De Gregorio,
Giovanardi, Rotondi, Nucara di conservare un loro 'diritto di
tribuna' in Parlamento.
Ed il 'cavaliere' vorrebbe mantenere
le sue promesse.
Ma gli alleati storici di Fi, con un Pd che ha rinunciato
alla sua 'Armata Brancaleone', non vedono la necessita' di
inglobare i 'piccoli', sia per evitare la proliferazione di
nuovi 'micro-organismi' (la sicurezza di un posto in
Parlamento puo' portare le opposizioni interne dei partiti ad
uscirne per dare vita ad una propria formazione), sia per
contrapporre a Veltroni una alleanza piu' snella, sia perche'
una coalizione allargata vuol dire anche rinuncia ad eleggere
propri rappresentanti per fare spazio ai 'piccoli' che poi
potrebbero essere una vera e propria 'mina vagante' per la
governabilita', come insegna l'esperienza ultima di Romano
Prodi.
Da qui scaramucce, richieste, inviti, minacce, appelli che
rendono alquanto confusionaria la situazione attuale del
centrodestra.
leo/cam/rob