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BCE: IL DILEMMA DI TRICHET TRA INFLAZIONE E RISCHI RECESSIONE (FOCUS)

Un nulla di fatto assolutamente spiegato il presidente della Banca Centrale, Jean-Claude-Trichet.
Un modo per sottolineare l'unita' di intenti dell'intero Board della banca.
Cosi', il tasso di riferimento (Refi) resta al 4%, livello raggiunto il 13 giugno del 2007, giorno dell'ultima mossa restrittiva. Trichet non ha lesinato gli argomenti a sostegno del nulla di fatto: inflazione ancora sopra il 2% (obiettivo di medio termine della Bce per la stabilita' dei prezzi).
In gennaio, il dato preliminare sull'inflazione dell'Eurozona ha registrato un balzo a +3,2% su base annua.
Comunque va rilevato come la Bce si attenda una riduzione del costo delle vita forse nella seconda parte del 2008.
Un percorso di rientro costellato pero' da grande incognite. Permane la preoccupazione per gli shock esogeni sul costo della vita, come quelli derivanti dalla corsa dei prezzi della materie prime.
Ci sono poi i canali endogeni, come gli aumenti salariali sganciati dalla produttivita' e l'adozione di politiche fiscali procicliche.
Non a caso e' arrivato il rituale richiamo al rigore nei confronti dei governi dell'Eurozona. Nessuna concessione a modifiche sulla politica monetaria. Trichet non ha parlato di politica ''accomodante'', un termine introdotto all'inizio del ciclo restrittivo.
Anzi ha spiegato che ''il Refi al 4% assicura la stabilita' dei prezzi.
Se poi non dovesse bastare, ''siamo pronti a intervenire per evitare un secondo round di pressioni sui prezzi ''.
Un forte accento anche sui i rischi di un rallentamento dell'economia dell'Eurozona, ''i dati economici suggeriscono una crescita forse piu' bassa del potenziale'', ha detto Trichet.
Pero' nessuna apertura a una revisione al ribasso sulle stime del Pil, attualmente ancorate a +2% per il 2008.
''I fondamentali restano solidi ''ha rassicurato Trichet, un modo per spiegare come l'Eurozona non abbia le stesse criticita' degli Usa, dove la Fed e' stata costretta a maxi-tagli dei tassi di interesse.
Pero' anche nel Vecchio Continente, ''le prospettive sono insolitamente incerte'', ha ammonito Trichet. Proprio la focalizzazione sui pericoli di frenata del Pil dell'Eurozona ha attirato l'attenzione del mercato.
Non a caso il future del Bund decennale (il benchmark per i tassi a medio-lungo termine dell'Eurozona) ha guadagnato terreno. Stessa musica sul mercato monetario, il contratto Euribor 3 mesi, scadenza marzo, ha visto il prezzo salire da 95,70 a 95,78 con una conseguente discesa del tasso di interesse da 4,30 al 4,22%.
Sul mercato dei cambi, l'euro e' scivolato sul dollaroai minimi delle tre settimane.
Agli operatori e' sembrato di scorgere concrete probabilita' per una riduzione del costo del denaro.
Ieri, si pensava entro l'autunno.
Oggi, l'orizzonte e' piu' breve, forse entro la fine della primavera.
men/rf/ss