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GOVERNO: BUSH A ROMA, TEST DI POLITICA ESTERA PER BERLUSCONI (IL PUNTO)

Dopo gli onori di casa dei giorni scorsi ai capi di Stato partecipanti al vertice mondiale della Fao a Roma e l'incontro di quaranta minuti di oggi con Benedetto XVI in Vaticano, l'agenda di Silvio Berlusconi e' gia' proiettata sull'impegno clou della prossima settimana.
Si tratta dell'arrivo a Roma, mercoledi' 11, a soli dodici mesi di distanza dal suo ultimo viaggio italiano, del presidente statunitense George W.
Bush.
Lo scopo del viaggio - si vocifera negli ambienti diplomatici - e' quello non solo di rinnovare i contatti tra la Casa Bianca e il governo italiano appena insediatosi, ma di verificare le condizioni di un maggiore coinvolgimento dell'Italia negli impegni militari internazionali guidati dagli Stati Uniti (dalla presenza in Afghanistan a quella in Iraq).
Su questo punto c'e' in effetti una diversita' tra la prudenza del passato governo Prodi che ha ritirato il contingente italiano dall'Iraq, evitando di coinvolgere le truppe italiane in Afghanistan nelle zone di maggiore tensione, e la disponibilita' gia' espressa dal governo Berlusconi a rafforzare il proprio impegno militare a fianco di Washington.
Quello di mercoledi' prossimo non sara' pero' un incontro di routine tra i presidenti di due paesi tradizionalmente alleati e tra due leader che in passato si sono trovati in totale sintonia sui principali temi della politica internazionale, a iniziare da quelli della lotta contro il terrorismo.
Bush e' ormai sul viale del tramonto politico.
Il prossimo novembre gli Stati Uniti eleggeranno il loro nuovo presidente.
I due contendenti sono Barack Obama, astro nascente del Partito democratico, colui che ha battuto nelle primarie Hillary Clinton (che forse, come candidata alla vicepresidenza, formera' con lui un ticket in campagna elettorale) e John McCain, vincitore delle primarie dell'ammaccato Partito repubblicano, esausto per le due presidenze consecutive di Bush junior ma soprattutto per il peso delle responsabilita' della politica sostenuta dopo gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001.
Proprio questo scenario pone problemi di non facile gestione della visita di Bush allo staff di Palazzo Chigi e della Farnesina.
Berlusconi e Franco Frattini, ministro degli Esteri, introdurranno nei loro colloqui qualche elemento di novita' che potrebbe rivelarsi utile nella fase del ricambio alla Casa Bianca? Quel ''cambiamento'' nella politica di Washington invocato con straordinaria forza da Obama e non disdegnato neppure da McCain e' anche un auspicio del governo italiano? E quando tocchera' all'Italia, all'inizio del 2009, il turno di presidenza del G8 quali temi saranno fissati sul taccuino delle urgenze della politica internazionale? Come sempre in questi casi, sono previste alcune manifestazioni di protesta contro la visita di Bush.
I gruppi che fanno riferimento al movimento denominato ''Patto permanente contro la guerra'' hanno gia' indetto per l'11 giugno un corteo a Roma che partira' da piazza Esedra in mattinata.
Ieri si e' diffusa anche una notizia curiosa.
In previsione dell'arrivo a Roma del presidente Bush, oltre duecento detenuti di Regina Coeli sono stati trasferiti in altri istituti di pena.
Qual e' la motivazione? ''Per consentire al carcere romano - si legge in una dichiarazione polemica di Angiolo Marroni, garante regionale del Lazio dei detenuti - di far fronte agli eventuali fermi legati a possibili disordini e contestazioni.
Questo carcere e' invece sovraffollato permanentemente''.
Le notizie che provengono dall'area della sinistra radicale non fanno pero' temere il peggio.
Si e' infatti deciso di decentrare le manifestazioni di protesta in varie citta' (l'11 giugno e' un giorno feriale che non facilita un concentramento nazionale a Roma).

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