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ELEZIONI: VELTRONI GIA' GUARDA AL DOPO VOTO (IL PUNTO)

Il leader del Pd Walter Veltroni ha Camera ne' del Senato.
Ed ora, se non ci saranno intese come quelle prospettate dal segretario del Prc, Franco Giordano, ''almeno per il Senato'', non c'e' dubbio che, a meno di clamorose e sempre possibili sorprese delle urne, il centrodestra potrebbe ottenere a Palazzo Madama una maggioranza piu' ampia rispetto a quella che avrebbe avuto in caso di alleanze o desistenze tra il Pd e la 'Cosa rossa' e le altre formazioni del centrosinistra.
Poiche' sarebbe da escludere che il leader del Pd abbia assunto questa posizione di chiusura per favorire, autolesionisticamente, la vittoria di Silvio Berlusconi, sono in molti a chiedersi perche' Veltroni abbia fatto questa scelta di presentarsi da solo al giudizio degli elettori. La prima risposta che si puo' dare a questa domanda e' che Veltroni non creda nelle possibilita' di rimontare e colmare l'attuale grave handicap del centrosinistra nei confronti del centrodestra che tutti i sondaggi indicano.
Da qui la decisione di non annacquare l'identita' che sta dando al Partito democratico in una coalizione rissosa e, per giunta, perdente.
Presentarsi da solo, invece, sempre secondo i sondaggi, premierebbe il Pd con un maggior numero di consensi e di seggi in Parlamento. Perso per perso, Il leader del Pd potrebbe quindi aver fatto questa scelta, che la 'Velina rossa' definisce ''un'enorme follia'', pensando gia' al dopo, ovvero al nuovo Parlamento che uscira' dalle urne. Senza accordi tecnici, infatti, i partiti della sinistra avrebbero una scarsa rappresentanza nelle due Camere e soprattutto al Senato, dove lo sbarramento e' posto all'8 per centro.
Per tornare a Palazzo Madama, quindi, questi partiti sarebbero costretti ad aggregarsi (cosa gradita a Fausto Bertinotti) il che, comunque, porterebbe ad una semplificazione del quadro politico della sinistra con una riduzione a due-tre soggetti (Pd, Sinistra-arcobaleno e forse Idv assieme ad altri) dell'attuale centrosinistra. Con una ridotta presenza in Parlamento della sinistra, poi, il Pd sarebbe in pratica l'unico protagonista, insieme con il centrodestra, della stagione delle riforme che tutti dicono di volere nella prossima legislatura.
Ed in questo scenario, ad avere maggiori difficolta' nel formulare la nuova legge elettorale e le altre riforme, le avrebbe il centrodestra, rimasto una coalizione senz'altro piu' coesa rispetto a quella che ha sostenuto Prodi, ma certamente anch'essa eterogenea e rissosa.
Per intanto, su quel fronte, da registrare l'irrigidimento leghista che continua a premere per una coalizione ristretta ai soli soci fondatori (Fi, An,Ln, Udc), con buona pace delle formazioni bonsai che hanno avuto, sin qui ospitalita'.
E' un tema non secondario, a partire dalle ambizioni di movimenti come La Destra di Storace che puntano a ruolo e visibilita'. leo/mcc/ss