PREZZI: AGRICOLTORI CIA, CONTINUANO A CROLLARE CONSUMI PANE E PASTA
Continuano a crollare i consumi di
all'analogo periodo dello scorso anno.
Mentre i prezzi al
dettaglio hanno proseguito la loro corsa: piu' 18,6 per cento
per la pasta e 13,1 per cento per il pane nei confronti del
primo trimestre del 2007.
Serve, quindi, un innovativo
accordo nella filiera cereali e un rapporto piu' stretto tra
agricoltori e commercianti.
E' quanto segnala la Cia-Confederazione italiana
agricoltori sulla base di prime stime che confermano il trend
negativo di questi due generi alimentari di prima necessita'
che nel corso dell'anno passato avevano registrato una netta
flessione nelle vendite.
In tale contesto, la Cia ribadisce l'importanza del
recente protocollo d'intesa siglata con la Confesercenti che
si muove su due assi portanti: individuare e promuovere nuove
modalita' di commercializzare e sviluppare l'integrazione di
filiera.
In particolare, il pane durante il 2007 - avverte la Cia -
aveva avuto un calo nei consumi del 6,3 per cento al quale,
tuttavia, si era contrapposta una crescita del 3,5 per cento,
sempre nello stesso anno, dei sostituti del pane (crackers,
grissini, panetti, crostini e fette biscottate) e dell'1,6
per cento dei prodotti per la prima colazione e dei
dolciumi.
Anche per la pasta - sottolinea la Cia - nel 2007 si era
registrata un'annata fortemente negativa e il calo delle
vendite era stato pari al 2,6 per cento, con punte del 5/6
per cento subito dopo l'estate.
Il crollo dei consumi di pane e pasta e da attribuire -
sottolinea la Cia - all'impennata dei prezzi che hanno
caratterizzato i mercati a partire dallo scorso mese di
agosto, sull'onda dell'aumento delle quotazioni del grano.
La Cia fa notare che l'Italia e' dipendente dall'estero per
il 40 per cento di grano duro, per il 60 per cento per di
grano tenero, per il 15 per cento di mais, per il 90 per
cento di soia e per il 50 per cento di carni.
Conseguenze che, tuttavia, potrebbero essere attenuate -
sostiene la Cia - almeno sul fronte del grano, visti i
possibili incrementi produttivi determinati da una crescita
delle coltivazioni.
Quelle di grano duro, infatti, dovrebbero
segnare per quest'anno un incremento di oltre il 18 per cento
(arrivando a sfiorare 1,7 milioni di ettari), mentre quelle
di grano tenero dovrebbero segnare un incremento intorno al
14 per cento (circa 750 mila ettari).
res-mpd/mcc/ss