NUCLEARE: NELLA UE PIACE SOLO AI PAESI EX COMUNISTI (SERVIZIO)
Sono i paesi dell'ex blocco
sovietico i principali sostenitori dell'energia nucleare in
Europa, che lascia invece scettici i cittadini comunitari
occidentali, anche e soprattutto alla luce di episodi come
quello avvenuto ieri in Slovenia e come la tragedia di
Chernobyl in Ucraina nel 1986.
Sara' perche' gli ex regimi sostenuti dall'Unione
sovietica avevano puntato molto sulle centrali nucleari, ma
gli attuali dirigenti dei paesi dell'est che hanno fatto di
recente ingresso nell'Unione europea sono convinti
sostenitori della necessita' di costruire nuovi reattori e
possono contare anche sul gradimento del loro elettorato.
I sondaggi effettuati dall'Eurobarometro mostrano che i
nuovi membri dell'Unione sono assai piu' favorevoli dei
vecchi rispetto al nucleare.
Cosi', se gli austriaci si
oppongono in grandissima maggioranza alle centrali, i loro
vicini ungheresi, slovacchi e cechi si dichiarano invece
favorevoli e addirittura rimpiangono i vecchi reattori di
fabbricazione sovietica, chiusi per motivi di sicurezza su
richiesta della Ue.
La Lituania, che ancora sfrutta a Ignalina l'ultimo
reattore simile a quello di Chernobyl all'interno della Ue,
la Bulgaria e la Slovacchia continuano regolarmente a
chiedere all'Unione europea di rivedere le regole sulla
chiusura dei vecchi impianti, fin qui considerate come
condizioni obbligatorie per il trattato di adesione alla Ue.
La Lituania e' riuscita a convincere i suoi vicini,
Lettonia, Lituania e Polonia, a finanziare la costruzione di
almeno due reattori per una potenza totale di 3.200 MW, la
cui entrata in servizio dovrebbe avvenire nel 2015, ma i
quattro paesi non hanno ancora trovato un'intesa sulla
spartizione dell'energia prodotta.
In Slovacchia, l'italiana
Enel, che controlla l'antico gestore pubblico Slovenske
Elektrarne, e' impegnata nella realizzazione di due nuovi
reattori per il 2013.
La Bulgaria ha firmato nel 2006 un accordo con la societa'
russa Atomstroyexport per la costruzione a Belene, sul
Danubio, di una centrale di nuova generazione sempre per il
2013, per una potenza di 1.000 MW.
Ma anche qui si sono
verificati ritardi nell'apertura dei cantieri per difficolta'
finanziarie.
La Romania, infine, ha messo in servizio nel novembre del
2007 la seconda tranche della sua centrale di Cernavoda,
costruita con tecnologia canadese.
I romeni progettano di
costruire altri due reattori sempre a Cernavoda per il
2014-2015 ed una seconda centrale per il 2020.
Se tutti i progetti dovessero andare a buon fine, tutti
gli ex paesi comunisti che hanno fatto ingresso nell'Unione
europea faranno ricorso all'energia nucleare da qui ad otto
anni, grazie alle centrali direttamente costruite sul
territorio, o agli accordi di partenariato.
Se per anni, nei vecchi paesi della Ue il timore per
incidenti potenzialmente devastanti e per i rifiuti nucleari
che richiedono centinaia di anni per essere smaltiti, hanno
fin qui spinto molti governi a fermare qualsiasi ulteriore
progetto, gli esperti del nucleare dell'est europeo, formati
per la maggior parte alla scuola sovietica, assaporano la
loro rivincita: il rincaro del petrolio, i cambiamenti
climatici e i problemi politici con la Russia, fornitrice di
gas e petrolio, hanno permesso all'energia nucleare di
riguadagnare punti in seno alla Ue.
Anche se il vero
obiettivo dei nuovi paesi membri resta piu' che altro quello
di affrancarsi dai ricatti energetici di Mosca.
Approfondimenti:
Il sito Europa
Ministero della Pubblica Istruzione
Il sito Opec