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SALARI: SINDACATI DECISI ALLO SCIOPERO SENZA IMPEGNI DA GOVERNO

Ritorna lo ''spauracchio'' dello l'esecutivo non prendera' un impegno concreto di intervento sui salari. Martedi' prossimo, infatti, i tre segretari generali, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, andranno a Palazzo Chigi decisi a chiudere una partita che prima di tutto deve prevedere un fisco piu' leggero per i lavoratori dipendenti. Pretattica o no, il fronte sindacale sembra unito e deciso a portare a casa un risultato concreto, in assenza del quale, nella riunione del 15 gennaio dei direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil, verra' probabilmente definita la strada dello sciopero generale. Lo ha detto a chiare lettere il leader della Cisl Bonanni che, esprimendo la volonta' di andare ad ''una no-stop'', ha precisato che in assenza di risultati ''il 15 i direttivi di Cgil, Cisl e Uil formalizzeranno l'eventuale proclamazione di sciopero''.
Sulla stessa linea il numero uno della Uil Angeletti che ha spiegato che se, entro il 15, ''non ci saranno risposte, o saranno vaghe, sia riguardo alle tasse che sulla questione dei contratti, saremo costretti a fare uno sciopero''. Per il governo a rispondere e' stato il Ministro del Lavoro, Cesare Damiano che, rivolgendosi direttamente al leader della Cisl ha sottolineato che ''se si sceglie la strada della concertazione si esclude il conflitto preventivo''.
Allo stesso tempo, pero', il ministro ha voluto prendere un impegno preciso, spiegando che ''adesso il segnale e' quello di mettere all'ordine del giorno politico del 2008 il tema del recupero del potere d'acquisto delle retribuzioni''.
Per Damiano, in ogni caso, l'intervento dovrebbe prevedere un tetto al di sotto del quale intervenire per sostenere le retribuzioni, fissato in 40 mila euro annui. Sul tavolo i sindacati mettono delle proposte precise e, come ha spiegato il numero uno della Cgil, Epifani si deve partire ''dall'alleggerimento del prelievo fiscale su salari e pensioni di un punto di pil''.
In pratica si tratterebbe di 100 euro di tasse in meno al mese per ogni lavoratore dipendente.
Una riduzione che, nell'arco di 5 anni, costerebbe circa 14 miliardi a regime. Da parte sindacale, poi, l'intervento sui salari dovrebbe prevedere tre strade: ''Detrazioni fiscali per lavoratori e pensionati privilegiando le famiglie con molti figli e persone inabili; detassazione del secondo livello di contrattazione; mettere in gestazione la modifica delle aliquote e degli scaglioni''. Ed il Governo come intende muoversi? Dalle prime indiscrezioni l'esecutivo sarebbe orientato ad utilizzare un ''tesoretto'' di 6-8 miliardi di euro che dovrebbero essere recuperati dall'ammortizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie (2-3 miliardi) e dal possibile surplus fiscale del 2008. Dal ventaglio di ipotesi sul tavolo dei tecnici del viceministro, Vincenzo Visco, emergono poi 4 strade percorribili: ''la detassazione dell'Irpef sugli aumenti contrattuali; la reintroduzione della vecchia detrazione per i costi per la produzione di reddito; un taglio netto dell'aliquota Irpef piu' bassa; la cossiddetta dote fiscale che permetterebbe di accorpare assegni familiari e detrazioni fiscali per i figli a carico fornendo un sostegno aggiuntivo fino ai 18 anni di eta'''. glr/mcc/ss