ENI: CASTELLI (DIRETTORE ICT), NEL 2007 PIU' DI 300 PROGETTI DI IT
Piu' di 300 progetti di Information
costantemente aggiornato, pensato ed elaborato all'insegna
dell'integrazione multidiscilinare.
Eni, insomma, scommette
sull'It.
E lo fa investendo in nuove tecnologie quasi l'1%
dei ricavi complessivi del gruppo.
Parola di Gianluigi
Castelli, Direttore Information & Communication Technology
del colosso energetico italiano, che in un'intervista
all'ASCA spiega cosa significhi innovare per Eni e quale
impatto abbiano le nuove tecnologie sulla strategia aziendale
del gruppo.
''Noi - spiega Castelli - perseguiamo un'innovazione che
si traduca immediatamente in efficacia ed efficienza.
Quindi
con un impatto immediato sulla bottom line, sia come
migliorata competitivita' e dunque migliori
ricavi/profittabilita', sia come riduzione di costi.
Cio' in
ogni ambito: infrastrutturale, tecnologico, applicativo.
Per
fare qualche esempio: credo che abbiamo una delle piu' grandi
reti VoIP, fatta a costi marginali sulle nostre reti dati e
che ha portato a benefici economici molto rilevanti.
Abbiamo
appena completato un grande progetto di consolidamento e
virtualizzazione di server, passando da 750 a 18, con un
rilevante effetto di risparmio energetico e dunque di
emissioni di CO2 (-800.000 tonnellate/anno).
I progetti a supporto del business nel 2007 sono stati
piu' di 300.
La strategia di innovazione passa da una
strettissima collaborazione con le funzioni di business, con
una integrazione stretta della gestione della domanda e del
delivery''.
In particolare, chiarisce il manager, ''la spesa annua per
tecnologie informatiche e di telecomunicazioni e' di poco
inferiore all'1% del fatturato, in linea con quella delle
altre grandi aziende petrolifere.
Dato il nostro fatturato,
si tratta di una somma ingente, che ci permette di investire
molto in innovazione, oltre ad assicurare una gestione
dell'esistente di buona qualita'''.
A dimostrazione dell'importanza cruciale che l'It ha per
le strategie del Gruppo, proprio di recente Eni ha lanciato
il suo nuovo portale internet.
Osserva Castelli: ''Le
soluzioni per lo sviluppo di portali sono ormai appannaggio
di pochi produttori specializzati, quindi anche noi abbiamo
adottato ambienti standard.
Percio' non e' nella tecnologia e
nelle soluzioni che sta la nostra innovazione.
L'innovazione
del nostro portale sta nella strettissima integrazione
multidisciplinare che ne ha guidato la realizzazione: abbiamo
lavorato in un team molto unito noi informatici, i colleghi
della comunicazione, esperti di comunicazione e immagine e
system integrator.
Il risultato e' buono per questo: armonia
delle componenti.
Inoltre, poiche' e' un portale molto
dinamico e costantemente aggiornato, molta attenzione e'
stata posta nella facilita' di pubblicazione da parte di non
informatici.
Abbiamo rimosso i tecnicismi dagli ambienti di
produzione''.
Piu' che ai grandi gruppi privati, per Castelli tocca alla
politica cercare di colmare la distanza che separa il nostro
Paese dalle realta' piu' avanzate in Europa sul fronte
dell'It: ''il gap - lamenta il manager - e' grande: secondo
l'innovation index dell'European Innovation Scoreboard,
l'Italia e' al 24* posto, con un punteggio di 0,33 rispetto
alla media europea di 0,45 e della Svezia che e' prima con
0,73.
Colmare un divario cosi' ampio richiede qualche azione
radicale.
Le tecnologie sono ormai immediatamente
accessibili, dovunque siano prodotte, dunque non e' questo il
fattore inibente.
Il punto e' che manca un contesto di
collaborazione.
Ognuno gioca per se' in una logica di piccoli
numeri e cio' e' tanto piu' vero se si pensa alla rilevanza
della piccola e media impresa rispetto alla grande impresa
nel sistema italiano.
Il settore pubblico e lo Stato in
genere, dovrebbe stimolare la creazione di potenti network di
'Coopetition', di collaborazione nel rispetto della
competizione.
Altrove l'Open Innovation (come ad esempio nel
Regno Unito) ha dimostrato di funzionare anche grazie agli
sforzi pubblici.
Anche settori manifatturieri abbastanza
cauti si sono aperti a modelli fortemente collaborativi, si
veda il caso della produzione collaborativa della Fiat 500.
Pero', per funzionare, ci vuole profonda fiducia
reciproca, trasparenza e tolleranza zero per chi non rispetta
le regole di una tale nuova comunita'''.
fcz/mcc/rob