PD: CASTAGNETTI, QUALE COLLOCAZIONE EUROPEA SCEGLIEREMO?
Quale collocazione europea per il
Partito Democratico? L'interrogativo, ad un anno di distanza
dalle elezioni europee del 2009, e' posto da Pierluigi
Castagnetti, esponente del Pd e in passato segretario del
Ppi, in un articolo che apparira' domani su 'Europa'.
''Personalmente credo che la scelta sia obbligata: il Pd,
vera novita' del panorama politico nazionale ed europeo, non
puo' -afferma Castagnetti- che rappresentare la novita' di se
stesso - partito riformista postideologico - anche nel
parlamento europeo.
E' la logica conseguenza della scelta
elettorale di andare da soli, o liberi come dice Veltroni,
cioe' senza condizionamenti esterni che possano
comprometterne l' identita' pluralista e postideologica.
Dovremo presentarci soli, cioe' liberi, o se si preferisce
autonomi, anche in Europa.
L'autonomia e' una scelta
difficile che, per risultare alla fine pagante, non ammette
incoerenze e compromessi lungo il cammino''.
''E se, all'inizio della legislatura non dovessimo avere i
numeri fissati dal regolamento parlamentare per costituire un
gruppo, staremo soli e uniti, federati con o dentro il gruppo
misto, oppure -sostiene Castagnetti- cercheremo adesioni tra
le rappresentanze di altri paesi che condividono la nostra
stessa idea di Europa federale e di partito democratico
moderno: non sara' difficile trovarle.
Non c'e'
alternativa''.
''Ma, qualche collega, mi ha indicato l'ulteriore
possibile alternativa dell'adesione al PSE -prosegue
Castagnetti- qualora cambiasse il nome come ha fatto il PPE,
per chiamarsi 'gruppo parlamentare dei socialisti e dei
democratici', rimanendo inevitabilmente se stesso, cioe'
gruppo legato al partito del PSE e all'Internazionale
Socialista.
Non sono d'accordo.
Anzi penso che tale ipotesi
per il Pd sarebbe un errore, un grave errore''.
''Tanto lavorio -sottolinea Castagnetti- per tornare a
casa (peraltro una casa che fu solo di una parte)? Dobbiamo
essere chiari e onesti con noi stessi innanzitutto: il
problema per il Pd non e' una questione semantica, ma una
questione di sostanza.
Abbiamo insieme ritenuto di lasciarci alle spalle il secolo
delle ideologie e se non saremo coerenti con tale scelta oggi
nessuno capirebbe piu' il senso della novita' che pretendiamo
di rappresentare.
La questione e' veramente di fondo''.
Castagnetti, citando l'ultimo libro di Alain Turaine,
conclude che si deve ''andare ben oltre la prospettiva
socialista, anche se -da quelle parti- ci sono tante realta'
con cui potremo lavorare per obiettivi comuni (...) Gira e
rigira, a me pare dunque che la nostra scelta non possa che
essere ambiziosa e coerente con cio' che abbiamo deciso di
essere dando vita al Pd, scelta che Walter Veltroni con le
sue decisioni e la sua campagna elettorale ha accentuato
bruciando ogni vascello alle spalle''.
Approfondimenti:
La Camera dei Deputati
Democratici di sinistra