FAO: 32 RETI E 205 ONG INTERNAZIONALI INSORGONO, DOHA ROUND NON SERVIRA'
Chiudere il ciclo di liberalizzazioni
commerciali in ambito agricolo, industriale e dei servizi
promosso dall'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nel
round negoziale lanciato a Doha nel 2001 non servira' a
risolvere la crisi alimentare.
Un duro documento di protesta
e' stato lanciato dal network internazionale 'Our world is
not for sale' e sottoscritto da 32 reti internazionali, 205
tra coordinamenti e ong di tutto il mondo tra i quali gli
italiani Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Fair,
Fondazione Zanchetta e Trade Watch, in occasione della
seconda giornata di lavori della conferenza FAO sulla
sicurezza alimentare.
Nel testo, indirizzato al segretario generale ONU Ban
Ki-moon, al Direttore Generale della FAO Jacques Diouf,
Director General, al Direttore generale della WTO Pascal
Lamy, ai presidenti della Banca Mondiale e del Fondo Mondiale
Internazionale Robert Zoellick e Dominique Strauss-Kahn oltre
che ad Angel Gurri'a, Segretario generale dell'Organization
of Economic Cooperation and Development (OECD), le
organizzazioni dicono di essere convinte che le regole in
discussione nel Doha Round ''intensificheranno la crisi
rendendo i prezzi dei generi alimentari ancore piu' volatili,
aumentando la dipendenza dei paesi in via di sviluppo dalle
importazioni, e rafforzando il potere dell'agrobusiness nei
mercati alimentari e agricoli''.
A riprova portano i profitti
delle principali imprese del settore in tempo di crisi:
Cargill, che ha annunciato che i profitti del suo terzo
quadrimestre sono cresciuti dell'86%, Bunge che nell'ultimo
quadrimestre del 2007 aveva riportato un aumento del 77%
rispetto al 2006, e Archer Daniel Midland's le cui entrate
nel 2007 sono cresciute del 65%.
Approfondimenti:
Banca d'Italia
Abi
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Speciale Genoa Global Forum