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CRISI: MARINI RINUNCIA, ELEZIONI PIU' VICINE (IL PUNTO)

Il presidente del Consiglio incaricato fatto il fallimento del tentativo di coagulare un'ampia maggioranza a supporto di un governo chiamato a riformare la legge elettorale.
Il lavoro di Marini ha messo in evidenza comunque la necessita', questa si' sentita da tutti, di darsi nuove regole elettorali.
Ma lo scoglio contro cui si e' infranto il suo tentativo e' stata la mancanza di una convergenza ''significativa'' sui tempi per fare la nuova legge, con il centrodestra teso a chiedere le elezioni anticipate subito, e dopo le riforme, ed il centrosinistra a sostenere la possibilita' di fare un governo di breve durata per varare la legge elettorale e andare al voto a giugno. Marini, nella dichiarazione resa dopo aver comunicato a Napolitano l'impossibilita' di proseguire nel lavoro, parla di ''rammarico'' per non avere raggiunto un obiettivo ''necessario per il Paese''.
Un rammarico che pero' non puo' non essere anche quello del Capo dello Stato.
Significativo in questo senso il suo pensiero, riportato in poche righe diffuse informalmente dal Quirinale dopo l'incontro con l'ANMIL, l'Associazione nazionale Mutilati ed Invalidi del Lavoro.
Il Presidente della Repubblica parla, poco prima della rinuncia di Marini, per la prima volta esplicitamente di scioglimento delle Camere.
Napolitano chiede infatti che non decadano, ''anche nella eventualita' dello scioglimento delle Camere'', i decreti delegati della legge sulla sicurezza del lavoro.
Un Presidente che sembra quindi sempre piu' considerare l'ipotesi delle elezioni anticipate, anche se le strade che ha davanti possono essere altre, un nuovo giro di consultazioni o un mandato pieno ad un presidente del Consiglio incaricato con l'obiettivo di portare su al Colle una lista di ministri, giurare e poi cercarsi la fiducia in Parlamento.
Oppure le elezioni anticipate. Non esistono conferme di alcun genere su quello che fara' nelle prossime ore il Capo dello Stato ma lo scenario piu' probabile sembra essere quello delle urne.
Anche perche' prima le consultazioni condotte in prima persona e poi quelle affidate a Marini hanno ribadito come le forze politiche siano spaccate in due, senza per ora la possibilita' di ricomporre le divisioni.
Se di urne si deve parlare quindi lo scenario piu' probabile prevederebbe una incontro, come Costituzione prevede, con i presidenti di Camera e Senato domani pomeriggio.
Al termine dei quali Napolitano potrebbe annunciare la decisione di sciogliere le Camere rinviando pero' al giorno dopo la formalizzazione con decreto della sua determinazione.
Con appuntamento elettorale ad aprile (Fini ha indicato il 6 o il 13 aprile).
Con ogni probabilita' al governo Prodi, ormai sfiduciato, la responsabilita' di portare il Paese alle urne. fdv/mcc/bra