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SINDACATI: ALLA PROVA DEL NUOVO GOVERNO E DELLA NUOVA CONFINDUSTRIA

Al nuovo governo ed alla nuova ancora approvata dai direttivi di Cgil, Cisl e Uil e poi sottoposta al referendum dei lavoratori ma si basera' essenzialmente sul potenziamento del secondo livello e sulla riduzione degli accordi nazionali.
In sostanza, il contratto nazionale dovra' salvaguardare il potere d'acquisto mentre gli aumenti salariali, legati alla produttivita', verranno decisi a livello aziendale o territoriale.
L'intesa e' una prima risposta di Cgil, Cisl e Uil ad un mondo politico cambiato e ad un sistema delle imprese rinnovato, con tanti medi imprenditori che sfidano la concorrenza internazionale nella squadra del presidente designato Emma Marcegaglia.
Anche per le organizzazioni sindacali e' giunto il tempo di una svolta.
Dovranno adeguarsi ai tempi e non essere spalla o nemico di nessun governo o piu' o meno concilianti con questo o quel presidente di Confindustria.
Dovranno semplicemente tutelare il lavoro e i lavoratori.
Essere protagonisti del recupero salariale e del potere d'acquisto e coprotagonisti della crescita e della competitivita' del complesso del paese. Insomma, fare il proprio mestiere.
Come nel luglio del '93, quando sotto il governo ''tecnico'' guidato da Carlo Azeglio Ciampi, i sindacati sottoscrissero il famoso accordo sulla politica dei redditi, con l'allora segretario generale della Cgil, Bruno Trentin, che firmo' l'intesa, nell'interesse superiore del paese, e poi si dimise.
Oggi, siamo alla revisione di quell'accordo.
La riforma dei contratti dovra', infatti, ridefinirne anche il numero, la durata e cambiare la rappresentanza.
Si prevede una stretta degli attuali 400 CCNL con accorpamenti per settore; si passera' a 3 anni sia per la parte normativa, sia per quella economica; e si adottera' un meccanismo per misurare la rappresentativita' sindacale tramite un mix tra il numero degli iscritti e i voti delle elezioni nelle Rsu. Ma sara' lo ''spostamento'' salariale dal nazionale all'aziendale o territoriale a determinare, se cosi' effettivamente sara', una vera rivoluzione nelle relazioni industriali.
E' evidente che il sindacalismo confederale perdera' potere e centralita' a scapito delle rappresentanze ''locali''.
Ma e' altrettanto evidente che gli aumenti retributivi vanno individuati laddove si produce e c'e' redditivita'.
La nuova Confindustria e' pronta al confronto, il nuovo governo ha garantito sgravi fiscali sul secondo livello e sugli straordinari.
Tocca ai sindacati aprire una nuova stagione di contrattazione e di rapporti con chi e' stato demandato a guidare il paese. rf/mcc/alf