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L.ELETTORALE: SFIDA VELTRONI-D'ALEMA.
REFERENDUM PIU' VICINO (ANALISI)


La sortita del vice segretario del Pd, quale il ministro degli Esteri lo boccia il giorno dopo dalle colonne dello stesso giornale, mette in piazza lo scontro sulla riforma della legge elettorale in atto all'interno del 'Gotha' del Partito democratico.
Al punto che qualcuno parla di resa dei conti tra gli eterni contendenti Walter Veltroni e Massimo D'Alema.
La partita in gioco e' la stessa sopravvivenza del governo Prodi, come avverte il vicepremier, ma riemerge anche sullo sfondo la diversa visione strategica del quadro politico italiano - bipartitismo da un lato, alleanza tra un centro e una sinistra dall'altro - che sembrava aver trovato una tregua e un compromesso nella sintesi rappresentata dalla nuova 'cosa' del partito Democratico. A chiarire le idee sulle vere intenzioni del vertice del Pd nascoste dietro le ultime esternazioni di Veltroni e Franceschini ci ha pensato un 'portavoce' attendibile in questa materia, il costituzionalista Stefano Ceccanti.
A piazza Anastasia vedono come il fumo negli occhi l'importazione senza correzioni maggioritarie del modello proporzionale tedesco che ci riporterebbe alla politica dei 'due forni' della prima repubblica o peggio all'inciucio istituzionalizzato della 'grosse koalition'.
Lo si chiami come si vuole ma l'accordo deve essere trovato su un sistema bipolarista anti-frammentazione e chi vince comanda, per 5 anni.
Altrimenti meglio il referendum, un'ipotesi che lo stesso Veltroni ha appoggiato convintamente fin poco prima della sua ascesa alla segreteria del Pd e alla quale, nella visione riferita da Ceccanti, si e' disposti a sacrificare anche questo governo, incarnazione necessitata del sistema che si vuole abolire: frammentato e condizionato dai veti delle formazioni minori.
Una soluzione 'decisionista', il ricorso al voto popolare, che con le polemiche di oggi appare molto piu' vicina ma che potrebbe essere pagata al prezzo di un duro confronto dagli incerti esiti all'interno del partito 'a vocazione maggioritaria', come lo immagina il sindaco di Roma. La prospettiva di D'Alema, che non ha nascosto la sua preferenza alla 'subordinata' tedesca, trova non a caso alleati l'Udc di Casini, Rifondazione Comunista e la fuoriuscita sinistra dei Ds di Mussi, Salvi e Angius che potrebbero considerare di ricomporre la frattura con gli ex compagni in un Pd piu' chiaramente definito a sinistra e depurato degli esponenti cattolici piu' oltranzisti, una volta attirati in una formazione centrista. Il centrodestra osserva l'evoluzione nella maggioranza con sentimenti contrastanti.
La possibilita' di dare vita a un governo istituzionale sembra tramontata con l'isolamento in cui e' finito il tentativo di scompaginare gli schieramenti di Lamberto Dini.
Silvio Berlusconi e la Lega continuano a chiedere le elezioni anticipate con poche speranze e guardano ben piu' concretamente con interesse all'esito referendario e al sistema che ne risulterebbe in caso di una vittoria dei si'.
An e Udc cercano di sfuggire alla morsa dei due principali manovratori e tornano a stringersi intorno alle rispettive bandiere del presidenzialismo e del proporzionale alla tedesca.
Il partito di Fini punta ormai al referendum di cui sono stati i promotori.
Casini, Cesa e Baccini sperano ancora nella rianimazione della trattativa parlamentare. Cer/mcc/alf