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L.ELETTORALE: EUROPA, IPOTESI SU FRANCESCHINI ALLA FRANCESE

Non solo Massimo D'Alema si interroga Margherita, ora del Pd. ''Se non conoscessimo bene Dario Franceschini'' - e' la premessa - ''non avremmo dubbi: il Pd, concluderemmo, a dispetto degli apprezzamenti pubblici per l'invito di Napolitano a non lasciar richiudere lo 'spiraglio' che si e' aperto sulla riforme, ha deciso di mandare a monte la trattativa, e probabilmente la legislatura.
Non ci credono, penseremmo, oppure non gli piace la piega che il confronto tra i partiti ha preso: dunque, hanno rimesso al vento la loro bandiera, e che siano gli italiani a giudicare''. ''In effetti - prosegue 'Europa' -, forse e' cosi'.
Forse Veltroni e Franceschini hanno deciso di staccare la spina. Oppure puo' darsi che per qualche via a oggi ancora misteriosa (ma non per Veltroni e Franceschini) le cose si stiano muovendo miracolosamente verso la realizzazione di un 'miracolo': la possibilita' di importare un modello, quello francese, che e' da sempre il preferito dai riformisti, e non solo da quelli di centrosinistra.
Magari: sarebbe una svolta entusiasmante.
Probabilmente neanche questo scenario sarebbe indolore per gli assetti attuali, ma la possibilita' di raggiungere l'obiettivo probabilmente varrebbe il rischio''. ''Infine - scrive 'Europa' -, puo' darsi che Franceschini volesse solo ricordarci, guardando oltre il 'day by day', che in Italia un sistema proporzionale, piu' o meno alla tedesca, ha bisogno di forti correttivi istituzionali che rafforzino il governo se non si vuole correre il rischio di tornare a una politica che non rimpiangiamo.
E che, gia' che c'era, volesse proporre al Pd un ragionamento di medio-lungo respiro sulla necessita' di una politica (e di un partito) efficienti e moderni, capaci di stare al passo coi tempi.
Se e' cosi' - conclude -, facciamo ammenda: abbiamo faticato piu' del dovuto a capire.
E' un periodo complicato, del resto''. leo/leo