ABORTO: CHIESE EVANGELICHE, NON PUO' ESSERE ACCOMUNATO A PENA MORTE
''L'autonomia riproduttiva delle donne
gravidanze indesiderate''.
Lo ha dichiarato oggi la pastora
Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle
chiese evangeliche in Italia (FCEI).
I protestanti italiani
entrano cosi' nel dibattito sull'aborto infuocatosi in
seguito alla provocazione lanciata dal quotidiano ''Il
Foglio'' di Giuliano Ferrara, che ha chiesto una ''moratoria
dell'aborto'', prendendo spunto dalla risoluzione per la
moratoria della pena di morte votata il mese scorso
dall'Assemblea generale dell'ONU su iniziativa del governo
italiano.
''Un figlio, una figlia - prosegue la vice presidente
della FCEI -, sono iscritti nel desiderio della madre che
disegna con la creatura concepita una relazione densa di
significato e di vita.
Quando questo non avviene, perche' il
concepimento e' frutto di violenza o di frettolosa
superficialita' ed errore, la donna deve essere messa in
grado di interrompere la gravidanza.
Fino a quel momento sono
infatti in gioco la responsabilita' e la liberta' che lei ha
sviluppato nella sua vita.
Per questo il senso di liberta'
individuale, che e' riconosciuto e considerato oggi in
Occidente come il fondamento del diritto civile, fa parte
della costruzione della dignita' femminile.
La donna non e'
un puro contenitore di vita concepita altrove.
E' un soggetto
libero che crea relazione con questa vita.
Negare che
l'interruzione di gravidanza si inserisca in questo processo
relazionale significa riportare le donne a un obbligo
biologico che non ci appartiene piu'''.
Per la pastora Tomassone non e' concepibile accomunare
aborto e pena di morte, come invece proposto da Giuliano
Ferrara: ''Abolire la pena di morte significa riaprire le
possibilita' di relazioni umane per gli ex condannati.
Riammetterli in quel circuito di comunicazioni in cui la vita
non e' pura biologia, ma capacita' e liberta' di decisione.
Cosi' anche leggi come la 194, che riconoscono la capacita' e
la liberta' decisionale delle donne, affermano la centralita'
della relazione.
In questa riapertura del dibattito sulla 194
una cosa sola e' importante: che si fermi l'attenzione su una
educazione libera e critica degli adolescenti e, in modo
diverso, delle donne e uomini immigrati, sulla sessualita' e
sulla decisione di avere figli e figlie''.
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