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DIARIO ELETTORALE: I MINISTRI DEL PD, VELTRONI E IL COLPO A SORPRESA

''Ogni giorno che passa l'ipotesi di ultimi comizi.
La convinzione si poggia sulle manifestazioni di simpatia che hanno finora accolto il leader del Pd in piu' di ottanta province italiane, ma anche sulla consistente fascia di indecisi che sembrerebbe guardare di piu' a Veltroni che a Silvio Berlusconi. Negli ultimi giorni di campagna elettorale il problema del segretario del Pd e' quindi come assestare il colpo decisivo in grado di concretizzare le chance di vittoria.
La mossa considerata vincente e' l'annuncio della squadra di governo fatto in dirittura d'arrivo, nella manifestazione di chiusura della campagna elettorale a Roma del prossimo 11 aprile o addirittura prima.
Veltroni dovrebbe annunciare una compagine ridotta - dodici ministri in pectore - e competente per essere efficiente, con qualche sorpresa per essere accattivante e segnare una discontinuita' con il passato.
Sui dodici nomi lo staff veltroniano e' abbottonato per non deludere l'effetto sorpresa.
Ma e' su quella lista che il segretario del Pd si gioca la sua definitiva autorevolezza: la compilera' senza mediazioni con le varie componenti del partito? Eppure non mancano i dubbi sulla conduzione della campagna elettorale da parte del Pd.
Se nei giorni scorsi erano stati Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani a mostrare qualche inquietudine (il primo aveva definito ''moscio'' lo slogan ''si puo' fare'', il secondo aveva chiesto di fare emergere con piu' forza la proposta politica del partito verso gli elettori moderati e gli industriali), ieri e' toccato ad Arturo Parisi dire la sua: ''L'obiettivo e' la vittoria.
Non siamo scesi in campo per vittorie parziali o sconfitte onorevoli''.
Tre ministri del governo Prodi - Esteri, Sviluppo economico e Difesa - che si differenziano da Veltroni fanno notizia. E' stata la frase ''Se il Pd non raggiunge il 35%, potremmo andarcene'', pronunciata da Goffredo Bettini, il piu' stretto collaboratore del segretario del Pd, a motivare queste differenziazioni? La 'sconfitta onorevole' da cui prende le distanze Parisi viene ritenuta da molti un non obiettivo, dimenticando la condizione sfavorevole da cui e' partita la campagna elettorale del Pd e che ha fatto dire a Veltroni - correggendo Bettini - che lui gettera' la spugna solo se glielo chiedera' il 'il popolo delle primarie' che lo ha eletto segretario in modo plebiscitario. Com'e' abitudine della politica italiana, non si e' ancora votato e gia' si guarda al dopo 13 e 14 aprile. ''All'indomani delle elezioni, in caso di sconfitta, e' legittimo che tra di noi si riprenda la discussione interrotta sul modello di partito e sulle riforme istituzionali.
E' pero' innegabile l'entusiasmo che Veltroni ha ridato al Pd.
Rimettere in discussione la sua leadership sarebbe suicida'', dice un veltroniano doc candidato alla Camera nel Lazio.
Un altro veltroniano non ha peli sulla lingua: ''La verita' e' che Walter doveva scendere in campo due anni fa.
Allora si e' voluto riproporre Romano Prodi e sappiamo come e' finita.
Il via libera a Veltroni e' venuto solo quando non c'erano altre soluzioni per risalire la china e ora qualcuno e' gia' pronto a criticarlo''. Non resta che attendere la lista dei ministri di un eventuale governo Veltroni.
Sara' composta da dodici personalita'? Sara' inedita? Ci saranno tutti e tre i nomi di D'Alema, Bersani e Parisi?. red-leo/leo/bra