PRODI: ULTIMO INTERVENTO DA PREMIER, SALVATO PAESE CHE ERA ZIMBELLO UE
Scherzoso quando saluta in
salvato un Paese che era diventato ''lo zimbello''
dell'Europa.
Cosi' Romano Prodi e' apparso in quello che dovrebbe
essere il suo ultimo intervento pubblico da presidente del
Consiglio dei Ministri.
Il professore e' intervenuto all''Assemblea dei Mille'
lanciata a Chianciano Terme (Si) da Marco Pannella e Mauro
Del Bue, accolto da un lungo applauso.
E qui ha tributato un ringraziamento alla Bonino presente al
palco della presidenza insieme a Pannella, prendendola ad
esempio di come si partecipa al governo del Paese.
''I
radicali - ha detto Prodi - hanno interpretato in modo
corretto il senso della governabilita' e hanno saputo
rinunciare alla visibilita' di bandiera in nome del progetto
condiviso'' con ''coscienza e consapevolezza'' che
''avrebbero dovuto essere comuni a tutti''.
Poi, dopo aver ricordato come sia ''raro'' vincere le
elezioni per due volte, nonostante una ''un'organizzazione
mass mediale poderosa'', e per due volte cadere, Prodi ha
rivendicato i meriti del suo esecutivo.
''Per venti mesi ci
siamo assunti il compito di governare con gravi emergenze e
da zimbello dell'Europa ci siamo messi al centro
dell'Europa''.
Quell'Europa, attacca, che dalla nuova maggioranza e'
''sentita come un peso''.
In questo contesto di difficolta'
e' stato pero' necessario fare scelte impopolari: ''Quando ho
preso le decisioni che ho preso l'ho fatto sapendo benissimo
cosa comportavano, ma sapendo anche che un leader prende le
decisioni impopolari perche' governa cinque anni e poi si
hanno i risultati delle decisioni prese''.
Dopo la fase di
risanamento, pero', e' cominciata una seconda fase
dell'esecutivo, con ''un'opera di effettive
liberalizzazioni.
Se avessimo preso queste misure senza questa fase di serieta'
e severita' - ha fatto notare il presidente del Consiglio
uscente - avremmo sfasciato il bilancio''.
Comunque, in meno
di due anni, il governo ha ottenuto risultati importanti:
''Abbiamo risanato davvero l'economia e lasciamo il bilancio
in ordine''.
Prodi traccia poi la strada per il Pd.
''Il Pd - ha detto -
ha l'ambizione di essere una grande forza riformista e io
sono convinto che perche' possa far fronte a questa ambizione
si debba alimentare di tante culture e valori che hanno
costruito il campo del centrosinistra italiano''.
Dunque,
secondo Prodi, ''c'e' bisogno di una grande convergenza delle
forze riformiste'' e ''le ultime elezioni lo hanno
dimostrato''.
Del resto, ha fatto notare, ''questo era il
progetto dell'Ulivo''.
''Ho fatto quello che dovevo e che mi sentivo di fare - ha
detto ancora il professore - ora spetta a un'altra leva.
E'
una eredita' morale forte e un'eredita' politica impegnativa,
ma occorre costruire una forza riformista in grado di
cambiare il Paese''.
Per far questo, ha concluso il
professore, il Pd ''deve avere coraggio e non paura, non
guardare al passato ma al futuro''.
Il finale e' ancora per i radicali che, come aveva detto
poco prima dell'intervento di Prodi Marco Pannella, hanno
rappresentato ''l'ultimo giapponese'' ad arrendersi.
''Sayonara e arigato''', dice Prodi, ''arrivederci e
grazie''.
Poi ancora applausi, e solo una battuta con i
giornalisti che lo aspettano ai piedi del palco per fargli
alcune domande: al cronista che gli chiede se abbia qualche
rimpianto, Prodi risponde ''Nessuno''.
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